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Il risarcimento danni per l'eccessiva durata del processo (c.d. "equa riparazione")

Che cosa è

La legge n. 89/2001 (più nota come legge Pinto), al fine di dare attuazione agli impegni assunti dallo Stato italiano in sede comunitaria, ha introdotto la possibilità per il cittadino di ottenere, in via diretta, (cioè dinanzi agli organi giudiziari nazionali e non più come accadeva prima dinanzi alla Corte di Giustizia Europea) la tutela del proprio diritto ad una durata ragionevole del processo.

Il diritto alla trattazione del processo in un “termine ragionevole” era, infatti, già espressamente sancito in sede europea, dall’art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) e ciò consentiva al danneggiato, anche in assenza della legge nazionale, di rivolgersi direttamente alla Corte di Giustizia Europea.

Oggi tale diritto è, altresì, riconosciuto in maniera espressa anche nella Carta Costituzionale dall’art. 111, comma 2 che recita:
"Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata"

Come detto però norma base che consente di adire l’autorità giudiziaria al fine di ottenere il risarcimento per l’eccessiva durata del processo è appunto la legge 89/2011.

L’art. 2 di tale legge definisce proprio il “diritto all'equa riparazione” stabilendo che: “Chi ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto di violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ratificata ai sensi della Legge 4 agosto 1955, n. 848, sotto il profilo del mancato rispetto del termine ragionevole di cui all’articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione, ha diritto ad una equa riparazione”.

Per effetto di tale norma, dunque, chiunque sia stato coinvolto in un processo civile, penale, amministrativo o tributario per un periodo di tempo considerato irragionevole, cioè troppo lungo, può richiedere, una equa riparazione, a titolo di risarcimento del danno subito.

Importanti modifiche normative sono state introdotte dalla legge 134/2012 che ha convertito in legge il DL 83/2012, più noto come decreto sviluppo.

La nuova normativa, in particolare, ha specificato i termini di durata del processo, decorsi i quali sorge il diritto all’equa riparazione in capo alla parte danneggiata dall'eccessivo decorso del tempo individuando anche le varie ipotesi in cui ciò si può verificare.

La durata del giudizio si considera, infatti, ragionevole:

1° grado: se non eccede 3 anni;
2° grado (appello): se non eccede i 2 anni;
Cassazione: se non eccede 1 anno.

Nelle ipotesi di procedimenti di esecuzione forzata la durata del processo è considerata ragionevole se non eccede i 3 anni, mentre, nel caso di procedura concorsuale, la durata non deve eccedere i 6 anni.

Per tutti i casi il termine ragionevole è, comunque, rispettato se il giudizio è definito in modo irrevocabile (cioè se vi è sentenza definitiva non più soggetta ad impugnazione) entro 6 anni.

La domanda di equa riparazione può essere proposta, a pena di decadenza, entro 6 mesi dal momento in cui la decisione che conclude il procedimento è divenuta definitiva, mentre è stata eliminata (come consentiva la disciplina previgente) la possibilità di agire in pendenza del procedimento.

La legge stabilisce anche la misura dell’indennizzo dovuto ed ossia un importo compresa tra € 400 e € 800 per ciascun anno, o frazione di anno superiore a sei mesi, che eccede il termine ragionevole di durata del processo in base alle casistiche sopra indicate. 

In ogni caso la somma, comunque, liquidata non potrà mai essere superiore al valore della causa o, se inferiore, al valore del diritto accertato dal giudice.

L'art. 2, co. 2-quinquies della L. n. 89/2001, così come modificato, introduce, inoltre, a differenza del passato, alcuni limiti al riconoscimento del risarcimento del danno nei seguenti casi:

- in favore della parte soccombente, condannata per aver agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave (art. 96 c.p.c.);
- in favore della parte che ha rifiutato, senza giustificato motivo, il pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta conciliativa, laddove la domanda giudiziale sia accolta in misura non superiore all'eventuale proposta stessa (art. 91, co. 1, secondo periodo, c.p.c.);
- nei confronti della parte vincitrice che ha rifiutato la proposta conciliativa ed è stata condannata a rimborsare le spese sostenute dalla parte soccombente nel periodo successivo alla proposta, nonché a versare all'Erario una somma pari all'importo del contributo unificato dovuto, laddove il provvedimento che definisce il giudizio corrisponda interamente al contenuto della proposta conciliativa (art. 13, co. 1, primo periodo, D.Lgs. n. 28/2010).

Procedimento

Il risarcimento va richiesto con ricorso alla Corte di Appello territorialmente competente, (in formato cartaceo o elettronico)  e, dopo la presentazione dello stesso il giudice competente (il Presidente della Corte d’Appello o apposito magistrato designato a tal fine) provvede con decreto motivato entro 30 gg. dal deposito;

La domanda si propone con ricorso depositato nella cancelleria della corte di appello, sottoscritto da un difensore munito di procura speciale e contenente tutti gli elementi previsti per gli atti processuali dall'articolo 125 del codice di procedura civile.

Riguardo ai destinatari del ricorso, questo è proposto nei confronti del Ministro della Giustizia quando si tratta di procedimenti del giudice ordinario, del Ministro della Difesa quando si tratta di procedimenti del giudice militare. In tutti gli altri casi e' proposto nei confronti del Ministro dell'economia e delle finanze.

Al ricorso vanno allegati tutti gli atti e i verbali del procedimento per il quale viene richiesto il risarcimento in copia conforme all'originale.

La domanda di riparazione deve essere proposta, a pena di decadenza,  entro sei mesi dal momento in cui la decisione, che conclude il medesimo procedimento, è divenuta definitiva.

Riguardo al concetto di decisione “definitiva” da cui inizia a decorrere il termine di sei mesi per l’eventuale proposizione dell’azione vanno fatte alcune precisazioni.

Per i procedimenti che si esauriscono con un unico provvedimento il termine decorre dal momento in cui si consegue il fine al quale il singolo procedimento è deputato.

Per i giudizi ordinari il termine decorre dal passaggio in giudicato della sentenza che li definisce, e, cioè da quando scadono i termini per le eventuali impugnazioni (es: appello o ricorso per Cassazione)

In riferimento al procedimento di esecuzione, il termine inizia a decorrere dal momento in cui il diritto azionato ha trovato effettiva realizzazione (es: quando è avvenuta l’assegnazione della somma conseguente alla vendita dei beni pignorati).

La giurisprudenza ha, infine, affermato che il risarcimento può essere chiesto anche se il giudizio è terminato con una transazione (tra queste Cass. 8716/06, Cass. 11.03.05 n. 5398).

In caso di accoglimento della domanda, il giudice ingiunge il pagamento della somma liquidata, senza dilazione, ed autorizza, nel caso di inosservanza, la provvisoria esecuzione.

Invece, in caso di rigetto, la domanda non può essere riproposta dal ricorrente ma è ammessa opposizione entro il termine perentorio di 30 gg. dalla comunicazione o notificazione del decreto.

Quanto alle comunicazioni e notificazioni, il Decreto sviluppo prevede la necessità di notificare la copia autentica del ricorso e del decreto di accoglimento al soggetto nei cui confronti la domanda è stata proposta, entro 30 gg. dal deposito in cancelleria pena l'inefficacia e non riproponibilità dello stesso.

Previste, infine, sanzioni processuali per il ricorrente nel caso in cui la domanda di indennizzo sia dichiarata inammissibile o manifestamente infondata.

La legge di stabilità per l'anno 2016 ha introdotto ulteriori novità di cui la prima quella prevista dagli artt. 1 Ter ("Rimedi Preventivi") e  2 ("Diritto all' equa riparazione").

L 'art. 6  delle norme transitorie della richiamata legge afferma che "nei processi la cui durata dal 31 ottobre 2016 ecceda i termini ragionevoli o siano stati assunti in decisione non si applica il comma 1 dell' art 2" (c.d. rimedi preventivi)".

Per tutti gli altri processi in cui, invece, dopo il 31.10.2016, la durata già, in corso di causa, stia per eccedere i termini ragionevoli, la domanda di equa riparazione, a pena di inammissibilità potrà essere attivata, solo dopo aver esperito i cd. "rimedi preventivi".

Tali rimedi sono differenti a seconda della tipologia di processo che si contesta  (civile, penale, amministrativo e contabile).

Quanto al processo civile il rimedio preventivo è rappresentato dalla proposizione del giudizio con rito sommario o dalla richiesta di passaggio dal rito ordinario al rito sommario fatta entro l'udienza di trattazione e, in ogni caso, almeno sei mesi prima che siano trascorsi i tre anni del primo grado di giudizio. Ove non sia possibile il rito sommario di cognizione, anche in secondo grado, il rimedio preventivo è rappresentato dalla richiesta di decisione a seguito di trattazione orale ai sensi dell'articolo 281-sexies c.p.c. da farsi sei mesi prima che spiri il termine di ragionevole durata del processo e anche se la competenza è quella collegiale del Tribunale.

Quanto al processo penale costituisce rimedio preventivo un'apposita istanza di accelerazione che l’imputato e le altre parti del processo penale hanno diritto di depositare, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, almeno sei mesi prima che siano trascorsi i termini di cui all’art. 2, comma 2-bis (nuovo art. 1-ter comma 2);

Quanto al processo amministrativo costituisce rimedio preventivo l’istanza di prelievo con la quale la parte segnala l’urgenza del ricorso, prevista dall’art. 71, comma 2, c.p.a., da presentare almeno sei mesi prima che siano trascorsi i termini di cui all’art. 2, comma 2-bis; in proposito, merita di essere sottolineato che, con riferimento al giudizio amministrativo, l’istanza di prelievo già costituiva condizione di proponibilità della domanda di equa riparazione ai sensi dell’art. 54, comma 2, della legge 6 agosto 2008 n. 133, come modificato dall’art. 3 comma 23 dell’allegato 4 al codice del processo amministrativo applicabile ai giudizi pendenti alla data del 16 settembre 2010;

Quanto all processo contabile, pensionistico e di cassazione costituisce rimedio preventivo un’istanza di accelerazione presentata, rispettivamente, almeno 6 e 2 mesi prima della scadenza del termine di ragionevole durata.

Pertanto, in mancanza di attivazione di tali rimedi in corso di causa, nel successivo giudizio di equa riparazione la relativa domanda potrà essere rigettata.
Suggerimenti e consigli

Prima di procedere all’introduzione del ricorso per equa riparazione è sempre opportuno consultare un legale al fine di valutare se ci sono i margini per ottenere un risarcimento.

In ogni caso è importante attivarsi subito per evitare eventuali decadenze. Con la scadenza dei sei mesi dal momento in cui la decisione è divenuta definitiva, infatti, la parte è considerata decaduta dal diritto di proporre il relativo ricorso.

Per avere ulteriori spiegazioni sulle modalità di calcolo dei termini processuali e per accedere ad utili risorse si consiglia di accedere alla pagina del nostro sito.

Costi di avvio del procedimento


Il procedimento non ha spese vive, non essendo soggetto, per legge, nè a contributo unificato, né ad altre spese di giustizia, ma è necessario corrispondere i diritti di cancelleria per il rilascio delle copie conformi di atti e verbali del procedimento per cui è causa, in base al numero delle pagine degli stessi.

Diversamente qualora gli atti siano stati redatti e depositati in modalità telematica sarà possibile attestarne la conformità agli originali così come per tutti quelli contenuti nel fascicolo informatico

I nostri professionisti sono disponibili sia per effettuare valutazioni preventive sull’opportunità di instaurare giudizi di equa riparazione, che per seguire i giudizi stessi su tutto il territorio nazionale.

Per ulteriori approfondimenti sulle nostre modalità di determinazione del compenso si consiglia di leggere la pagina del nostro sito “Condizioni e Tariffe”.

Tra gli allegati inseriamo la vecchia e nuova versione della legge 89/2011 con le modifiche apportate dalla legge 134-2012
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Emilio Curci,
6 set 2012, 10:19
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Emilio Curci,
7 set 2011, 09:58
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Emilio Curci,
7 set 2011, 09:58