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Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge 219/2012: definitivamente equiparati figli legittimi e naturali

pubblicato 17 dic 2012, 11:03 da Antonia Genovese   [ aggiornato in data 18 dic 2012, 08:15 ]
In data odierna è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 293 del 2012 la legge 10 dicembre 2012 n. 219 rubricata come “Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali” che costituisce una svolta storica nella legislazione italiana eliminando completamente la distinzione tra figli naturali e legittimi equiparando del tutto la loro posizione.

La legge si compone di soli sei articoli che introducono immediatamente il principio, concedendo, comunque, al Governo una delega  per la revisione di tutte le disposizioni in materia di filiazione che dovrà essere esercitata entro dodici mesi dall'entrata in vigore.

Vediamo, quindi, di seguito le principali disposizioni normative modificate dai singoli articoli della legge.

L'art. 1. rubricato come "Disposizioni in materia di filiazione" modifica l'art. 74 del Codice Civile sostituendolo con l'espressione:  
«Art. 74. – (Parentela). – La parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione è avvenuta all'interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo. Il vincolo di parentela non sorge nei casi di adozione di persone maggiori di età, di cui agli articoli 291 e seguenti».

In sostanza l'articolo introduce un nuovo concetto di parentela non più distinto come prima tra figli nati al di fuori del matrimonio o meno, ma completamente equiparato anche con riferimento ai figli adottivi, con la sola esclusione dell'ipotesi dell'adozione dei maggiorenni.

Modificate anche le modalità di riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio.

Il nuovo art. 250, infatti, viene sostituito nel primo comma con la nuova espressione «Il figlio nato fuori del matrimonio può essere riconosciuto, nei modi previsti dall'articolo 254, dalla madre e dal padre, anche se già uniti in matrimonio con altra persona all'epoca del concepimento. Il riconoscimento può avvenire tanto congiuntamente quanto separatamente»; 

In sostanza viene consentito al padre e alla madre (anche se già uniti in matrimonio con altra persona all'epoca del concepimento) di effettuare il riconoscimento, sia in maniera congiunta che separata.

Il riconoscimento di un figlio nato fuori dal  matrimonio potrà essere, inoltre, effettuato, già a quattordici anni (a differenza degli attuali sedici), ma addirittura, anche prima, in presenza di autorizzazione del giudice tutelare.

Con la modifica del quarto comma dell'articolo 250 vengono introdotte anche importanti novità in tema di manifestazione del consenso e sulla relativa procedura.

Secondo le attuali disposizioni, infatti, il minore ultra quattordicenne dovrà sempre dare il proprio consenso al riconoscimento e, per il genitore che vorrà riconoscere successivamente il figlio, sarà sempre necessario il parere del primo.

In caso di rifiuto il sarà possibile ricorrere al giudice competente che potrà decidere in merito, previa instaurazione di una procedura, che prevede anche la possibile opposizione dell'altro genitore, all'esito della quale, sarà emessa sentenza con la possibilità di assumere anche i provvedimenti opportuni in relazione all'affidamento del minore. 

Novità anche in tema di figli nati da rapporti incestuosi (art. 251 C.C.) che potranno essere parimenti riconosciuti (se trattasi di minori anche con l'autorizzazione del Tribunale per i minorenni), tenuto conto del loro interesse ed evitando loro qualsiasi pregiudizio.

Il testo del nuovo articolo 251 recita, infatti, come segue:
«Art. 251. – (Autorizzazione al riconoscimento). – Il figlio nato da persone, tra le quali esiste un vincolo di parentela in linea retta all'infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinità in linea retta, può essere riconosciuto previa autorizzazione del giudice avuto riguardo all'interesse del figlio e alla necessità di evitare allo stesso qualsiasi pregiudizio. 

Previste nuove norme procedurali in tema di "legittimazione passiva" dal nuovo art. 276 del Codice Civile che espressamente chiarisce come la domanda per la dichiarazione di paternità o maternità naturale debba essere proposta nei confronti del presunto genitore o, in sua mancanza, nei confronti dei suoi eredi ovvero, in mancanza anche di questi ultimi,  nei confronti di un curatore nominato dal giudice davanti al quale il giudizio deve essere promosso. 

Rimane ferma la possibilità di contraddire alla domanda per chiunque vi abbia interesse. 

Modificati anche gli articoli in tema di potestà genitoriale (315 e seguenti del Codice Civile)

L'art. 315 funge infatti da norma introduttiva che enuncia il principio fondamentale sui cui si poggia l'intero impianto normativo affermando che: "tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico". 

Completamente nuovo l'art. 315 bis del Codice Civile che recita come segue, aggiornando la terminologia al linguaggio attuale: 

«Art. 315-bis. – (Diritti e doveri del figlio). – Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. 
Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti. 
Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano. 
Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa».


Introdotto poi l'art. 448 bis del Codice Civile in tema di cessazione per decadenza dell'avente diritto dalla potestà sui figli.
Secondo la nuova formulazione i figli (anche adottivi), a differenza della previgente normativa, non saranno tenuti all'obbligo di prestare gli alimenti al genitore nei confronti del quale è stata pronunciata la decadenza dalla potestà e, per i fatti che non integrano i casi di indegnità di cui all'articolo 463, potranno anche escluderlo dalla successione. 

Abrogata completamente la distinzione terminologica tra figli legittimi e naturali nell'intero impianto codicistico ora semplicemente definiti come "figli".

Come detto in premessa l'art. 2 della legge conferisce poi al Governo una delega per la revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione. 

Tale potere dovrà essere esercitato entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della con l'adozione di uno o più decreti legislativi di modifica delle disposizioni vigenti in materia di filiazione e di dichiarazione dello stato di adottabilità per eliminare ogni discriminazione tra figli secondo lo spirito della riforma dettando i relativi principi e i limiti della delega stessa. 

Modificato anche l'art. 38 delle disposizioni per l'attuazione del codice civile in materia di riparto di competenza tra Tribunale ordinario e Tribunale per i Minorenni.

Secondo la nuova norma tutte le procedure giudiziarie relative all’affidamento dei figli minori (anche se nati fuori dal matrimonio), nonchè tutti i giudizi relativi all'accertamento e al disconoscimento della filiazione di minori di età saranno di competenza del tribunale ordinario, mentre resteranno di competenza del tribunale per i minorenni i soli procedimenti di potestà e di adozione dei minori.

In tali procedimenti sarà sempre utilizzato il rito camerale, così come avviene per le modifiche delle condizioni di separazione e divorzio e il giudice potrà utilizzare gli strumenti, già previsti in questi casi per assicurare il soddisfacimento delle obbligazioni economiche relative al mantenimento dei figli.

Il nuovo testo dell'art. 38 è il seguente:

«Art. 38. – Sono di competenza del tribunale per i minorenni i provvedimenti contemplati dagli articoli 84, 90, 330, 332, 333, 334, 335 e 371, ultimo comma, del codice civile. Per i procedimenti di cui all'articolo 333 resta esclusa la competenza del tribunale per i minorenni nell'ipotesi in cui sia in corso, tra le stesse parti, giudizio di separazione o divorzio o giudizio ai sensi dell'articolo 316 del codice civile; in tale ipotesi per tutta la durata del processo la competenza, anche per i provvedimenti contemplati dalle disposizioni richiamate nel primo periodo, spetta al giudice ordinario.
Sono emessi dal tribunale ordinario i provvedimenti relativi ai minori per i quali non è espressamente stabilita la competenza di una diversa autorità giudiziaria. Nei procedimenti in materia di affidamento e di mantenimento dei minori si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile.
Fermo restando quanto previsto per le azioni di stato, il tribunale competente provvede in ogni caso in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero, e i provvedimenti emessi sono immediatamente esecutivi, salvo che il giudice disponga diversamente. Quando il provvedimento è emesso dal tribunale per i minorenni, il reclamo si propone davanti alla sezione di corte di appello per i minorenni».
2. Il giudice, a garanzia dei provvedimenti patrimoniali in materia di alimenti e mantenimento della prole, può imporre al genitore obbligato di prestare idonea garanzia personale o reale, se esiste il pericolo che possa sottrarsi all'adempimento degli obblighi suddetti. Per assicurare che siano conservate o soddisfatte le ragioni del creditore in ordine all'adempimento degli obblighi di cui al periodo precedente, il giudice può disporre il sequestro dei beni dell'obbligato secondo quanto previsto dall'articolo 8, settimo comma, della legge 1o dicembre 1970, n. 898. Il giudice può ordinare ai terzi, tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di denaro all'obbligato, di versare le somme dovute direttamente agli aventi diritto, secondo quanto previsto dall'articolo 8, secondo comma e seguenti, della legge 1o dicembre 1970, n. 898. I provvedimenti definitivi costituiscono titolo per l'iscrizione dell'ipoteca giudiziale ai sensi dell'articolo 2818 del codice civile. 

L'art. 4 della legge disciplina l'applicabilità temporale della legge, affermando che le relative disposizioni si applicano ai giudizi instaurati a decorrere dalla sua data di entrata in vigore. 

Per i processi relativi all'affidamento e al mantenimento dei figli di genitori non coniugati pendenti davanti al tribunale per i minorenni alla data di entrata in vigore della  legge si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile e il comma 2 dell'articolo 3 della presente legge. 

Prevista, infine, anche la necessità di apportare modifiche, alle norme in tema di stato civile.

L'art. 5 della legge disciplina infatti, che "Con regolamento emanato, su proposta delle amministrazioni di cui al comma 3 dell'articolo 2 della presente legge, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto o dei decreti legislativi di cui al citato articolo 2 della presente legge, sono apportate le necessarie e conseguenti modifiche alla disciplina dettata in materia di ordinamento dello stato civile dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396

Nell'immediato, però, viene modificato l'articolo 35 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, con la seguente versione: 
«Art. 35. – (Nome). – 1. Il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso e può essere costituito da un solo nome o da più nomi, anche separati, non superiori a tre. 
2. Nel caso siano imposti due o più nomi separati da virgola, negli estratti e nei certificati rilasciati dall'ufficiale dello stato civile e dall'ufficiale di anagrafe deve essere riportato solo il primo dei nomi».


Di fatto con la nuova norma sarà possibile dare ai nuovi nati, al massimo tre nomi, ma negli estratti dello stato civile, dovrà essere riportato solo il primo.