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Giurisprudenza sul diritto dell'informatica


Il deposito di atto processuale in "PDF scansione" e non in "PDF nativo" non è inesistente, ma "irregolare"

pubblicato 23 mar 2016, 02:46 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 23 mar 2016, 02:49 ]

Tribunale, Milano, sez. IX civile, sentenza 03.02.2016 n. 1432 - L'’inosservanza della normativa tecnica costituisce una mera irregolarità … sanabile per effetto della successiva regolarizzazione o in ogni caso per effetto del raggiungimento dello scopo” e ciò anche “in applicazione del principio consolidato affermato in più occasioni dalla Suprema Corte in relazione a fattispecie diverse, ma accumunate dalla mancanza del rispetto di forme processuali non espressamente sanzionate.
(omissis) Lo scopo dell’atto processuale, ancorché telematico, è e rimane quello di consentire lo svolgimento del processo e l’esercizio del diritto di difesa e, quindi, deve ritenersi raggiunto tutte le volte in cui l’atto perviene a conoscenza del Giudice e della controparte; ciò accade una volta che l’atto depositato telematicamente, anche se non rispondente alle norme tecniche, viene accettato dalla cancelleria e inserito dal sistema nel fascicolo processuale telematico. E’, infatti, visibile e leggibile dal Giudice e dalle parti ed ha, quindi, certamente raggiunto il suo scopo primario. La funzione propria e primaria delle regole tecniche è quella di assicurare la gestione informatica dei sistemi del PCT e non tanto e non solo quella di garantire la navigabilità degli atti da parte del Giudice e delle parti. Si impone, quindi, certamente la necessità di una regolarizzazione dell’atto depositato telematicamente che non rispetta la normativa tecnica attraverso un ordine del Giudice, in analogia a tutte le ulteriori ipotesi previste dal codice di procedura civile in cui si consente la regolarizzazione (ad esempio la disciplina di cui all’art. 182 c.p.c), proprio al fine di assicurare una corretta implementazione del fascicolo informatico e del funzionamento del sistema del PCT, tutte le volte in cui la regolarizzazione consente contemporaneamente la prosecuzione del giudizio, non essendovi alcuna lesione del diritto di difesa, dato che l’atto è comunque già disponibile alla parte e tenendo conto, però, che le esigenze e le necessità dello strumento informatico non possono pregiudicare, in assenza di una norma di legge, il principio costituzionale della ragionevole durata del processo, tutte le volte in cui non sussiste una lesione del diritto di difesa. Nel caso degli atti processuali conclusivi (comparsa conclusionale e memoria di replica), avendo gli stessi raggiunto lo scopo loro proprio, essendo visibili e conoscibili dal Giudice e dalle parti cui è consentito pienamente l’esercizio del diritto di difesa, la remissione della causa sul ruolo, per consentire una regolarizzazione funzionale ad uno scopo diverso da quello primario dell’atto processuale che è consentire lo svolgimento del processo e l’esercizio del diritto di difesa, si traduce in una violazione del principio della ragionevole durata del processo inammissibile in mancanza di una esplicita statuizione normativa.

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La casella CECPAC è inindonea a ricevere comunicazioni telematiche e, pertanto, si può procedere soltanto con il deposito in Cancelleria

pubblicato 11 feb 2016, 14:40 da Emilio Curci

Tribunale di Milano, ordinanza del 17.11.2015. Rilevato che il detto indirizzo del difensore corrisponde a una casella PEC “del cittadino” le c.d. CECPAC, fornite gratuitamente dal governo italiano, in realtà inidonee al processo telematico perchè non attingibili che da alcune amministrazioni, fra le quali non rientrava il Ministero della Giustizia e non utilizzabili per tutti i mittenti (come risulta dal sito www.postacertificata.gov.it ovre si legge che “La PostaCertificat@ garantisce un canale di comunicazione chiuso ed esclusivo tra Pubblica Amministrazione e Cittadino: non sono, infatti, previste comunicazioni al di fuori di tale canale, ad esempio tra Cittadino e Cittadino. “

Rilevato comunque che le caselle in oggetto sono ad oggi inidonee allo scopo come risulta dallo stesso sito www.postacertificata.gov.it ove è annunciata la sospensione del servizio e più specificamente si dice che “3) dal 18 luglio 2015 le caselle non saranno più abilitate alla ricezione di messaggi e l'accesso alle stesse sarà consentito, sino al 17 settembre 2015, solo ai fini della consultazione e del salvataggio dei messaggi ricevuti; dal 18 settembre sarà definitivamente inibito l'accesso alla propria casella;”

Ritenuto pertanto che nel caso di specie nessuna comunicazione sia dovuta al difensore del convenuto, per il quale vale il mero deposito in Cancelleria, ai sensi dell'art. 16 dl 179/2012 poiché la mancata consegna è dovuta alla colpa del difensore di aver scelto e mantenuto una casella inidonea e ora anche non più funzionante;

Deposito telematico con numero di RG errato: no a rimessione in termini

pubblicato 23 lug 2015, 01:10 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 23 lug 2015, 01:11 ]

Tribunale di Torino, ordinanza dell'11.06.2015

2. Pare certo che l’errore si sia verificato nella compilazione del file DatiAtto in formato XML che deve corredare l’atto da depositare e contenere “le informazioni strutturate nonché tutte le informazioni della nota di iscrizione a ruolo” (art. 12 delle Specifiche tecniche emanate dal Ministero della Giustizia con decreto 16.4.2014), ivi compresi dunque numero di ruolo generale e parti.
 3. Il deposito di un atto processuale in un fascicolo non pertinente è affetto da nullità perché mancante dei requisiti indispensabili al raggiungimento dello scopo (art. 156 cpv. c.p.c.). Il deposito in cancelleria ha infatti la funzione di comunicare la memoria alla controparte (art. 170 co. 4 c.p.c.), oltre che al giudice. Questa funzione viene del tutto a mancare se l’atto non può essere reso accessibile nel pertinente fascicolo telematico perché indirizzato altrove.


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Autorizzato il deposito degli atti in modalità cartacea se il sistema informatico non funziona

pubblicato 22 lug 2015, 07:14 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 22 lug 2015, 07:16 ]

Tribunale, Milano, sez. IX civile, ordinanza del 12.01.2015

Il TRIBUNALE, in persona del Pres. f.f. dr.ssa N. Dell’Arciprete, rileva che la parte ricorrente richiede l’autorizzazione al deposito della memoria ex art. 190 c.p.c. in formato cartaceo, segnalando il difetto di funzionamento del sistema;
ritiene che il difetto di funzionamento del sistema possa desumersi anche dall’essere prevenute, nel medesimo giorno, più istanze di autorizzazione al deposito analogico, come è accaduto nel caso di specie,
ricorda che il presidente può autorizzare il deposito degli atti con modalità non telematiche quando i sistemi informatici del dominio giustizia non sono funzionanti e sussiste una indifferibile urgenza” (art. 16-bis, comma IV, d.l. 179/2012 come mod. in l. 221/2012 e succ. mod.); 
PER QUESTI MOTIVI
AUTORIZZA il deposito non telematico
MANDA alla cancelleria per comunicare l’odierno provvedimento a tutte le parti costituite,
Milano, lì 12 gennaio 2015

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La comunicazione via pec da parte della cancelleria della sentenza integrale non fa decorrere il termine breve per l'impugnazione

pubblicato 03 dic 2014, 01:54 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 03 dic 2014, 01:57 ]

Cassazione civile , sez. VI-3, ordinanza 05.11.2014 n° 23526

La novella dell'art. 133 c.p.c., comma 2, di cui al D.L. 24 giugno 2014, n. 90, art. 45, comma 1, lett. b), conv. con modif. in L. 11 agosto 2014, n. 114, secondo cui la comunicazione, da parte della cancelleria, del testo integrale del provvedimento depositato non è idonea a far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all'art. 325 cod. proc. civ., è finalizzata a neutralizzare gli effetti della generalizzazione della modalità telematica della comunicazione, se integrale, di qualunque tipo di provvedimento, ai fini della normale decorrenza del termine breve per le impugnazioni solo in caso di atto di impulso di controparte; la novella stessa non incide peraltro, lasciandole in vigore, sulle norme processuali, derogatorie e speciali (come l'art. 348-ter c.p.c., comma 3, nella parte in cui fa decorrere il termine ordinario per proporre il ricorso per cassazione avverso il provvedimento di primo grado dalla comunicazione dell'ordinanza che dichiara l'inammissibilità dell'appello ai sensi dell'art. 348-bis cod. proc. civ.), che ancorino la decorrenza del termine breve di impugnazione alla mera comunicazione di un provvedimento da parte della cancelleria, restando irrilevante che la comunicazione sia integrale o meno.


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Se l'atto giudiziario non è previsto tra quelli indicati dal decreto DGSIA dell'Ufficio giudiziario il deposito telematico non è valido

pubblicato 08 set 2014, 10:53 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 08 set 2014, 10:57 ]

Tribunale di Padova, ordinanza 28.08.2014

Se l’invio telematico è addirittura obbligatorio per gli atti endoprocedimentali ciò comporta innanzitutto che quella tipologia di strumento di invio è reputato idoneo dal legislatore a raggiungere lo scopo perseguito dalla norma, ovvero consentire alla parte di depositare l’atto processuale nel rispetto del principio del contraddittorio.

Nel silenzio della legge, un primo elemento di valutazione per decidere se l’invio degli atti introduttivi possa avvenire per via telematica, potrebbe allora essere rappresentato dal decreto ex art. 35 di cui è destinatario questo ufficio giudiziario e che è reperibile anche sul sito pst.giustizia.it a cui qualunque cittadino, avvocato del convenuto compreso, possono accedere per prendere cognizione di quale sia il contenuto del decreto di cui all’art. 35 di cui è destinatario questo ufficio così come è possibile vedere i decreti rivolti a tutti gli uffici giudiziari d’Italia siano essi Tribunali o Corti d’Appello.

Il decreto autorizzativo ex art. 35 comma 1 del D.M. 44/2011 è quel particolare atto amministrativo autorizzativo adottato dal Direttore del DGSIA con cui il Direttore, in seguito alla sperimentazione ed all’analisi della dotazione informatica del Tribunale di Padova, ha decretato che questo ufficio giudiziario sia autorizzato a ricevere gli atti e solo quelli con valore legale, indicati in quell’atto autorizzativo.

Il decreto ex art. 35 di cui è stato destinatario il Tribunale di Padova datato 3 giugno 2014 prevede l’attivazione dei servizi telematici relativamente alle comparse conclusionali e alle memorie di replica, alle memorie autorizzate dal Giudice e le memorie ex art. 183 comma 6 c.p.c. per i procedimenti contenziosi civili e del lavoro.

Questo elemento di valutazione porta inevitabilmente a ritenere non legittimo l’invio telematico della comparsa di costituzione poiché avvenuto mediante uno strumento di comunicazione privo di valore legale con conseguente declaratoria di inammissibilità della comparsa di costituzione per non essere questo specifico atto processuale ricompreso nel decreto di cui all’art. 35 pur se tecnicamente possibile.

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A decorrere dal 30.06.2014 inammissibile il ricorso per decreto ingiuntivo cartaceo

pubblicato 01 lug 2014, 07:52 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 01 lug 2014, 07:55 ]

Tribunale di Reggio Emilia - Decreto del 30.06.2014

Rilevato che "a decorrere dal 30 giugno 2014, per il procedimento davanti al tribunale di cui al libro IV, titolo I, capo I del codice di procedura civile, escluso il giudizio di opposizione, il deposito dei provvedimenti, degli atti di parte e dei documenti ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici" (art. 16 bis DL 18.10.2012 n. 179);
rilevato che il ricorso e la relativa documentazione sono stati depositati in "cartaceo" presso la Cancelleria;
ritenuto che l'impiegata modalità di proposizione della domanda monitoria difforme dalla succitata prescrizione normativa, comporti l'inammissibilità del ricorso, dichiara inammissibile il ricorso.

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Il deposito telematico può riguardare solo gli atti individuati da decreto ministeriale

pubblicato 19 giu 2014, 00:37 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 19 giu 2014, 00:40 ]

Tribunale di Foggia decisione del 10.04.2014

Rammentato che il decreto del Ministero della Giustizia che ha autorizzato il deposito di atti telematici con valore legale da parte di soggetti esterni al Tribunale di Foggia a far data dal 15 gennaio 2014 ha espressamente individuato tra di essi i soli atti endoprocessuali - in linea con la previsione dell'art. 16 bis d.l. 179/2012 che menziona atti processuali e documenti dei difensori delle parti precedentemente costituite - tra cui, per certo, non rientra l'atto di citazione o il ricorso introduttivo del giudizio; ritenuto, perciò, che l'istanza perché pervenuta in forma diversa da quelle previste deve essere dichiarato inammissibile.


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La comunicazione di cancelleria a mezzo pec è nulla se manca il testo integrale del provvedimento

pubblicato 25 mar 2014, 04:43 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 25 mar 2014, 04:44 ]

Corte d'Appello di Milano, Sezione Lavoro, con sentenza n. 224/2014 del 3/3/2014

La comunicazione non è “idonea a raggiungere lo scopo di una piena conoscenza della sentenza da parte dei destinatari, presupposto necessario per far decorrere il termine breve ed inderogabile di trenta giorni per la proposizione del reclamo (come previsto dalla legge 92/12, nel combinato disposto di cui ai commi 58 e comma 61 dell’art.1 citato


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