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Le segnalazioni alla Centrale Rischi della Banca d'Italia

pubblicato 22 mag 2017, 14:00 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 19 giu 2017, 05:45 ]
La Centrale Rischi, costituita presso la Banca d'Italia, è un sistema di raccolta dati nel quale vengono archiviate le informazioni relative alle situazioni di insolvenza degli utenti del sistema bancario.

Costituisce, pertanto, un vero e proprio archivio che contiene le informazioni su tutti i soggetti (siano essi persone fisiche o giuridiche) che risultano avere delle esposizioni nei confronti degli istituti di credito (seppur nei limiti soglia più avanti indicati) e che non riescano più a farvi fronte con regolarità, diventando, perciò, "insolventi".

L'origine storica della Centrale dei Rischi va ricercata nella c.d. legge bancaria del 1936  (R.D.L. n. 375 del 12.03.1936) la quale, all'art. 32, comma 1, lett. h) obbligava le aziende creditizie ad attenersi alle istruzioni governative in materia di "cautele per evitare gli aggravamenti di rischio derivanti dal cumulo dei fidi".

In sostanza, già con la detta norma, si evidenziava la necessità di dotare le banche di uno strumento utile ad evitare il rischio dell'aggravamento di posizioni debitorie dei propri clienti, causate dall'accumulo di finanziamenti a cui questi non riuscissero a farvi fronte.

La legge bancaria veniva poi sostituita dal c.d. TUB (testo unico bancario) che introduceva apposite norme in materia di vigilanza ed informativa andando, così, di fatto, a definire le funzioni specifiche della Centrale Rischi, poi successivamente disciplinata e regolamentata dalla delibere CICR (comitato interministeriale per il credito ed il risparmio) del 29.03.1994 e dell'11.07.2012 e dalla Circolare della Banca d'Italia n. 139/1991.

L'istituto della Centrale Rischi è, dunque, essenzialmente finalizzato a mettere a disposizione di tutti gli istituti creditizi ogni informazione necessaria a gestire, appunto, i rischi derivanti dalla concessione di finanziamenti a soggetti potenzialmente incapaci di sostenerne i relativi oneri perchè, a loro volta, già gravati da differenti obbligazioni non regolarmente adempiute (c.d. "cattivi pagatori").

L'intero sistema si regge, pertanto, attraverso le comunicazioni relative alla situazione debitoria dei clienti che vengono effettuate dagli istituti di credito appunto alla Centrale Rischi in modo tale che tutti gli operatori finanziari ne possano venire a conoscenza ogni volta che ne hanno bisogno.

Sotto tale profilo la Centrale Rischi assume, dunque, una funzione c.d. "bidirezionale" poichè la stessa riveste, sia la qualità di soggetto che riceve le informazioni da parte degli istituti di credito, sia di soggetto che può fornire tali informazioni su richiesta delle banche stesse.

Pertanto, tutte le volte in cui deve essere concesso un finanziamento, grazie alle informazioni assunte dalla centrale rischi è possibile per gli istituti di credito non procedere alla relativa operazione finanziaria in presenza di soggetti non ritenuti affidabili perchè appunto già "segnalati".

Nella circolare n. 139/1991 espressamente si legge che: “Le informazioni acquisite dalla Centrale dei rischi hanno carattere riservato. Gli intermediari possono utilizzarle solo per finalità connesse con l’assunzione e la gestione del rischio di credito e per fini di difesa processuale, sempre che il giudizio riguardi il rapporto di credito intrattenuto con la clientela. Secondo quanto previsto dalla delibera CICR del 29 marzo 1994 , i soggetti censiti nella anagrafe della Centrale dei rischi possono conoscere le informazioni registrate a loro nome. In base alle disposizioni attuative emanate dalla Banca d’Italia, gli intermediari – su specifica richiesta - devono rendere nota al soggetto segnalato o al suo rappresentante la relativa posizione globale e parziale di rischio quale risulta dai flussi informativi ricevuti dalla Banca d’Italia, nonché i dati di rischio relativi alle cointestazioni di cui lo stesso risulti far parte. Ove l’interessato manifesti l’esigenza di conoscere il dettaglio delle segnalazioni prodotte a suo nome da ciascun intermediario, nonché i dati relativi alle forme di coobbligazione, diverse dalle cointestazioni, rilevate dalla Centrale dei rischi, l’istanza deve essere indirizzata alla Filiale della Banca d’Italia nel cui ambito territoriale il richiedente ha la residenza o la sede legale (o ad altra Filiale presso la quale lo stesso intende recarsi per il ritiro dei dati). La Banca d’Italia fornisce al diretto interessato un prospetto contenente i dati richiesti, corredato da un Foglio informativo che illustra lo scopo e il funzionamento della Centrale dei rischi.”

Ogni intermediario finanziario  è tenuto a comunicare mensilmente la posizione di rischio di ciascun cliente in essere l’ultimo giorno del mese, per data contabile e non per data valuta. Le segnalazioni devono pervenire alla Centrale dei Rischi entro il 25° giorno del mese successivo a quello di riferimento, e vanno inviate anche se gli importi non hanno subito variazioni rispetto alla precedente rilevazione.

Le segnalazioni degli operatori finanziari possono essere suddivise in base alla tipologia dei rischi nelle categorie di seguito indicate.

Crediti per cassa: 1) rischi autoliquidanti (che derivano da operazioni che presentano una fonte di rimborso predeterminata), 2) a scadenza (mutui o prestiti personali), 3) a revoca (aperture di credito in c/c per elasticità di cassa), 4) finanziamenti a procedura concorsuale, 5) sofferenze (crediti concessi a soggetti in stato di insolvenza non accertato giudizialmente) 

Crediti di firma: accettazioni, impegni di pagamento, avalli, fidejussioni, altre garanzie rilasciate dagli intermediari. A sua volta si distinguono nelle categorie dei delle garanzie commerciali e finanziarie

Garanzie ricevute: garanzie reali e personali rilasciate agli intermediari dalla propria clientela

Derivati finanziari: swaps, opzioni, con indicazione del differenziale positivo dell’operazione, ovvero il credito vantato dall’intermediario nei confronti della controparte, alla data di riferimento

Sezione informativa: operazioni effettuate per conto terzi, operazioni in pool, crediti scaduti, sofferenze

Gli intermediari finanziari sono tenuti a segnalare l'intera esposizione nei confronti del singolo cliente se, alla data cui si riferisce la rilevazione, ricorre almeno una delle seguenti condizioni:

1) la somma dell'accordato ovvero quella dell'utilizzato del totale dei crediti per cassa e di firma è d'importo pari o superiore a 30.000 €;
2) il valore delle garanzie ricevute complessivamente dall'intermediario è d'importo pari o superiore a 30.000 €;
3) il valore intrinseco delle operazioni in derivati finanziari è pari o superiore a 30.000 €;
4) la posizione del cliente è in sofferenza; 
5) l'importo delle operazioni effettuate per conto di terzi è pari o superiore a 30.000 €.
6) il valore nominale dei crediti acquisiti per operazioni di factoring, sconto portafoglio pro soluto e cessione di credito è pari o superiore a 30.000 €;
7) sono stati passati a perdita crediti in sofferenza di qualunque importo; 
8) il valore nominale dei crediti non in sofferenza ceduti a terzi dall’intermediario segnalante è pari o superiore a 30.000 €;
9) sono stati ceduti a terzi dall’intermediario segnalante crediti in sofferenza di qualunque importo.

Per quanto riguarda le segnalazioni dovute normalmente a ritardo nei pagamenti è poi necessario comprendere la differenza tra le varie tipologie (esposizioni scadute e/o sconfinate, incaglio, sofferenza, credito ristrutturato)

Quanto alle c.d. esposizioni scadute e/o sconfinate va detto che delle vere e proprie conseguenze scattano soltanto per inadempimenti superiori a 90 gg (anche su una sola linea di credito). Sotto questa soglia pur, essendo registrato uno sconfino/scaduto non si rientra in una classificazione penalizzante.

Anche il ritardo continuato superiore a 90 gg, in ogni caso, non basta per incorrere in conseguenze negative, dovendosi, contestualmente verificare almeno una delle due seguenti ipotesi:
1)  media giornaliera ultimo trimestre precedente del rapporto fra totale scaduti (anche inferiori a 90 giorni) e totale  dell'esposizione pari o superiore al 5%;
2) nel giorno della segnalazione il rapporto fra totale scaduti (anche inferiori a 90 giorni) e totale esposizione pari o superiore al 5%.

Invece l'esposizione scaduta e sconfinata da più di 180 giorni è definita "Past due" ed è una segnalazione piuttosto grave che può anticipare la classificazione della sofferenza ad "incaglio".

Con il termine incaglio, si definisce, infatti, quella situazione di perdurante difficoltà nella quale si trova il soggetto/cliente e non già la singola linea di credito.

In tal caso il cliente è pesantemente pregiudicato nel rapporto bancario, visto che possono essergli negati rinnovi delle linee di credito ovvero negati nuovi affidamenti. In ogni caso l'incaglio non è segnalato nella "Centrale Rischi pubblica".

Passaggio ulteriore è costituito dall'insolvenza, tecnicamente definibile come un continuativo e ingiustificato inadempimento del debito che possa far ipotizzare l'inefficacia di un recupero coattivo del credito. Tale situazione che di fatto non esclude la possibilità, comunque, di rientro non è mai definitiva.

Il credito ristrutturato può essere la conseguenza di un accordo transattivo con il quale la banca, pur di recuperare una parte del proprio credito accetta una somma inferiore a quella vantata.

Un'ulteriore condizione è che il cliente versi in gravi difficoltà economiche-finanziarie ovvero che abbia già precedentemente versato nello stato di incaglio. 

Una volta segnalato in tal senso per il cliente è sufficiente un ritardo maggiore di 30 giorni per passare automaticamente a "sofferenza".

In ogni caso l'intermediario finanziario non è più tenuto a segnalare un soggetto alla Centrale dei Rischi quando il suo indebitamento complessivo è sceso al di sotto la soglia di 30.000 euro ovvero quando il finanziamento è estinto. 

L'ipotesi più grave è quella della sofferenza che non scatta automaticamente da un mero ritardo nei pagamenti, nè viene influenzata dalla presenza o meno di garanzie.  Una posizione è, infatti, classificata "a sofferenza" soltanto dopo una valutazione complessiva da parte della banca della situazione  del cliente. 

Con il termine "sofferenza" si intende comunemente uno status di persistente instabilità patrimoniale e finanziaria che rende potenzialmente difficoltoso il recupero del credito da parte dell'intermediario.

Con l'entrata in vigore delle disposizioni della Banca d'Italia poi (13° aggiornamento Marzo 2010), lo status di sofferenza deve essere necessariamente comunicato dalla banca al cliente in occasione della prima segnalazione. 

La classificazione a sofferenza scaturisce, inoltre, non solo da uno stato di insolvenza manifesta, ma anche se il credito in questione viene contestato dal cliente.

In tale ultimo caso, così come da disposizioni della Banca d'Italia, l'intermediario finanziario, deve segnalare in Centrale Rischi l'opposizione del cliente.

La segnalazione in sofferenza pregiudica definitivamente ogni possibilità di ottenere nuove linee di credito o di rinnovare quelle già esistenti.

Un'ultimo cenno merita la categoria dei "rischi su autoliquidanti e sui crediti scaduti pagati e impagati".

I crediti scaduti diventano tali nel momento in cui, ad esempio, il pagamento di una fattura portata allo sconto non è ancora avvenuto nonostante sia decorso il termine in esso indicato.

In questa categoria vanno poi distinti i crediti pagati da quelli impagati. Quest'ultima categoria è da considerare particolarmente rischiosa in quanto il perdurare di questa segnalazione comporta il passaggio della posizione da “rischio autoliquidante” a “rischio a revoca” con tutte le conseguenze negative ad essa connesse.

Ogni segnalazione alla Centrale Rischi, a seconda della sua tipologia ha un proprio codice identificativo. Per praticità e comodità di lettura è possibile scaricare e consultare questo file elaborato dal sito www.tuttocentrale rischi.it che contiene una vera e propria legenda.

Con il 14° aggiornamento delle disposizioni in materia di segnalazioni la Banca d'Italia ha poi inserito ulteriori importanti novità.

Innanzitutto gli intermediari, su richiesta, devono rendere nota all’interessato la sua posizione di rischio, quale risulta dai flussi informativi ricevuti dalla Banca d’Italia anche al cliente/consumatore la cui domanda di credito sia stata rifiutata sulla base delle informazioni presenti in Centrale Rischi, mentre per il cliente/imprenditore, l'intermediario deve fornire tali informazioni indipendentemente dalla richiesta avanzata.

In crediti prescritti non possono essere più oggetto di segnalazione, a partire dalla rilevazione relativa al mese in cui la prescrizione è maturata.

Quanto all'obbligo di comunicazione al cliente della prima segnalazione a sofferenza è stato esteso l’obbligo di avviso scritto da parte degli intermediari non solo al soggetto debitore, ma anche agli eventuali coobbligati (es: soggetti garanti, soci illimitatamente responsabili, ecc..)

Come è evidente, dunque, una segnalazione alla Centrale Rischi può di fatto paralizzare l'attività economica di un determinato soggetto attesa l'impossibilità di quest'ultimo di accedere a delle forme di finanziamento da parte degli istituti di credito.

Per tali motivi è opportuno soffermarsi sulle ipotesi (elaborate anche dalla giurisprudenza) di illegittimità della segnalazione e sulle conseguenti responsabilità a carico dell'intermediario. 

Si legge nella pronuncia dell'Arbitro Bancario e Finanziario di Napoli del 23.03.2016 che: è illegittima, e perciò ne va ordinata la cancellazione, la segnalazione a sofferenza in Centrale dei rischi allorquando la banca, dando corso e portando a conclusione le trattative di rientro, ha ponderato le complessive condizioni economiche del debitore e soprattutto non ha manifestato particolari timori sull’eventuale irrealizzabilità delle avviate operazioni transattive.
L’intervenuta segnalazione si pone in contrasto con il comportamento esigibile che impone all’intermediario di preavvisare il segnalando della sua imminente iscrizione negativa nella Centrale dei rischi, a nulla rilevando che il segnalato sia una società, poiché è evidente che il comportamento assunto dalla banca violi il canone generale di comportarsi secondo buona fede e correttezza, nella peculiare conformazione che esso assume per la protezione degli interessi dell’altro contraente, in una prospettiva di equilibrato soppesamento dei rischi cui quest’ultimo potrebbe essere esposto.

In Cassazione civile, sez. I 01 aprile 2009, n. 7958 si afferma che: "la segnalazione di una posizione "in sofferenza" presso la Centrale Rischi della Banca d'Italia, secondo le istruzioni del predetto istituto e le direttive del CICR, richiede una valutazione, da parte dell'intermediario, riferibile alla complessiva situazione finanziaria del cliente, e non può quindi scaturire dal mero ritardo nel pagamento del debito o dal volontario inadempimento, ma deve essere determinata dal riscontro di una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione d'insolvenza  ed ancora: "Nella gestione della Centrale dei Rischi, la Banca d'Italia non si sottrae alla disciplina generale in tema di trattamento dei dati personali, dettata dal d.lgs. 3 giugno 2003, n. 196, in quanto la riconducibilità di tale trattamento all'ipotesi prevista dall'art. 8, comma 2, lettera d), del d.lgs. cit. esclude soltanto l'applicabilità della tutela amministrativa e di quella alternativa alla tutela giurisdizionale, ma non anche di quella giurisdizionale prevista dall'art. 152 e di quella dinanzi al Garante nelle forme previste dall'art. 141, lettere a) e b): è pertanto configurabile una responsabilità civile della Banca d'Italia in relazione ai danni cagionati dal predetto trattamento, ai sensi dell'art. 11 del d.lgs. cit., con la conseguenza che spetta alla medesima Banca la legittimazione passiva in ordine all'azione proposta dall'interessato per ottenere la rettifica o la cancellazione della segnalazione erroneamente effettuata, in ordine alla quale il giudice, ai sensi dell'art. 152, comma 12, può provvedere anche in deroga al divieto di cui all'art. 4 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, all. E.".

Secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 2913 del 15 febbraio 2016) “ai fini della segnalazione alla centrale dei rischi, la nozione di insolvenza non si identifica con quella propria fallimentare, ma si concretizza in una valutazione negativa della situazione patrimoniale”, apprezzabile come deficitaria, ovvero come di "grave difficoltà economica”.

Quanto alle conseguenze dell'illegittima segnalazione, invece, per giurisprudenza ormai costante sussiste a carico dell'intermediario una duplice forma di responsabilità e, cioè, sia da fatto illecito ex art. 2050 C.C. (per violazione delle norme sul trattamento dei dati personali ex dlgs 196/2003) sia di tipo contrattuale per violazione degli obblighi di correttezza e buona fede in corso di rapporto.

Il Tribunale di Mantova nella sentenza del 27.05.2008 ha affermato che: "la lesione arrecata per effetto della illegittima segnalazione è di notevole gravità comportando l’esclusione del segnalato dal credito bancario o comunque la difficoltà se non impossibilità di accedervi e che la banca incorre, in tal caso, nella c.d. responsabilità da inesatte informazioni che si connota sia come responsabilità extracontrattuale da fatto illecito, sia come responsabilità contrattuale per violazione delle norme di comportamento esistenti tra banca e cliente, determinandosi un danno che si ritiene sussistere in re ipsa e che legittima pertanto il diritto al risarcimento senza che incomba sul danneggiato l’onere di fornire la prova dell’esistenza del danno (sia patrimoniale che non patrimoniale).

La Corte di Cassazione ha inoltre ormai affermato il principio secondo il quale il danno da errata segnalazione è in re ipsa ovvero esiste per il solo fatto che l’intermediario abbia erroneamente segnalato il cliente senza che questi debba fornire l'effettiva prova del danno (così in Cass. Civ. sez. III 4881/2001.

Da ciò ne consegue che il cliente che ritenga di aver sofferto un danno dall’illegittima segnalazione operata da parte della propria banca, potrà limitarsi ad affermare di aver subito il danno senza dover necessariamente dimostrare l’esistenza di un nesso causale tra la condotta dell'intermediario ed il pregiudizio patito.

Ciò premesso, in sede giudiziaria, il cliente che si ritenga ingiustamente segnalato avrà la possibilità di agire, sia per ottenere l’immediata cancellazione della segnalazione ritenuta illegittima, sia per ottenere il ristoro dei danni patiti in ragione della stessa. 

E' evidente che in caso di segnalazione illegittima il danno per il cliente consiste innanzitutto nell'impossibilità di poter usufruire dell'accesso al credito bancario sia che si tratti di errore materiale nella segnalazione (nominativo, importo, ecc..), sia che si tratti di un errore di classificazione (es: sofferenza al posto di credito ristrutturato).

L'autorità giudiziaria investita della questione dovrà quindi, preliminarmente accertare di quale tipologia di errore si tratti e quindi procedere alla quantificazione del danno.

Accertata la tipologia di responsabilità nella quale l'intermediario è incorso il cliente erroneamente segnalato avrà diritto al risarcimento del danno sia patrimoniale che morale.

Una segnalazione errata determina, infatti, in primo luogo, un danno morale da immagine e da reputazione (essendo il cliente considerato un "cattivo pagatore") che potrà essere quantificato in via equitativa.

Quanto al danno patrimoniale, invece, si dovrà considerare la perdita di potere economico derivante dalla revoca degli affidamenti da parte di tutti gli istituti di credito, conseguenza alla quale va incontro appunto il soggetto segnalato.

In tal caso il danno andrà calcolato appunto sulla base di tali parametri e, a seconda dei casi, sulle perdite derivanti a carico dei clienti dall'impossibilità di continuare a beneficiare delle linee di credito a loro concesse.