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Lo spazio delle ultime novità e degli aggiornamenti normativi 

In questa pagina vengono periodicamente inseriti aggiornamenti relativi a novità normative o, comunque, inerenti il mondo del diritto che sono ritenute di particolare rilevanza dai nostri autori.

Per ogni aggiornamento vengono pubblicati, se disponibili, i testi normativi ufficiali di riferimento o i link attraverso i quali accedervi tramite siti esterni.

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Il Jobs act del lavoro autonomo è legge.

pubblicato 17 giu 2017, 07:52 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 17 giu 2017, 07:52 ]


Il provvedimento è suddiviso in due parti ed ossia: una che contiene diverse disposizioni finalizzate a creare un sistema di maggior tutela per i lavoratori autonomi (che svolgono la loro attività in forma non imprenditoriale) ed un'altra che tende a favorire, nell'ambito dei rapporti di lavoro subordinato, alcune modalità più flessibili di esecuzione delle prestazioni lavorative.

Di seguito indichiamo alcuni dei punti più rilevanti del provvedimento:

Clausole contrattuali e termini di pagamento: sono da considerarsi inefficaci le clausole che attribuiscono al committente la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto o, nel caso di contratto avente ad oggetto una prestazione continuativa, di poter recedere da esso senza congruo preavviso, nonché le clausole mediante le quali le parti concordano termini di pagamento superiori a sessanta giorni


Prestazioni sociali: Al fine di rinforzare le prestazioni sociali già erogate in favore dei professionisti iscritti agli ordini o ai collegi, il Governo viene delegato ad adottare (entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge) uno o più decreti legislativi nel rispetto del seguente principio e criterio direttivo: "abilitazione degli enti di previdenza di diritto privato, anche in forma associata, ove autorizzati dagli organi di vigilanza, ad attivare, oltre a prestazioni complementari di tipo previdenziale e socio-sanitario, anche altre prestazioni sociali, finanziate da apposita contribuzione, con particolare riferimento agli iscritti che hanno subìto una significativa riduzione del reddito professionale per ragioni non dipendenti dalla propria volontà o che siano stati colpiti da gravi patologie".

Prestazione di disoccupazione mensile: a far data dall'1 luglio 2017 detto trattamento viene riconosciuto oltre che ai collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, non pensionati e privi di partita IVA, che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione anche agli assegnisti e ai dottorandi di ricerca con borsa di studio, in relazione agli eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dalla stessa data.

Congedo parentale:
a decorrere dal 1 gennaio 2017, viene riconosciuto il diritto ad un trattamento economico per congedo parentale, per un periodo massimo di sei mesi entri i primi tre anni di vita del bambino, alle lavoratrici e ai lavoratori iscritti alla gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, tenuti al versamento della contribuzione maggiorata.

Deducibilità delle spese per aggiornamento professionale: viene prevista la deducibilità integrale delle spese per l'iscrizione a master, corsi di formazione, nonchè spese di iscrizione a convegni e congressi entro il limite annuo di 10.000 euro

Sicurezza del lavoro presso gli studi professionali: Il Governo è delegato ad adottare (entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge), uno o più decreti legislativi per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori applicabili agli studi professionali.

Tutela della maternità e della paternità: all'articolo 64 del testo unico sulla tutela e sostegno della maternità e della paternità viene aggiunto il seguente periodo: “a prescindere, per quanto concerne l'indennità di maternità spettante per i due mesi antecedenti la data del parto e per i tre mesi successivi, dalla effettiva astensione dall'attività lavorativa”. Tale previsione viene introdotta al fine di venire incontro alle esigenze delle lavoratrici autonome, costrette, nei periodi di astensione obbligatoria, a non emettere fattura per evitare la perdita dell'indennità di maternità.

Gravidanza, malattia e infortunio del lavoratore autonomo: la legge prevede che in queste ipotesi i  lavoratori autonomi che prestano la loro attività in via continuativa per il committente non determinino l'estinzione del rapporto di lavoro, la cui esecuzione, su richiesta del lavoratore, rimane sospesa, senza diritto al corrispettivo, per un periodo non superiore a centocinquanta giorni per anno solare, fatto salvo il venir meno dell'interesse del committente.

Smart working: Il capo II della Legge è dedicato al lavoro agile, o "smart working", inteso come particolare modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, che si caratterizza per a flessibilità degli orari, delle sedi di lavoro per una maggiore utilizzazione degli strumenti informatici, nonché per l'assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti anche al di fuori dei locali aziendali.
La prestazione lavorativa, precisa la norma, può essere eseguita, in parte all'interno di locali aziendali e in parte all'esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell'orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.
In ogni caso tale forma di lavoro dovrà essere stipulata sempre in forma scritta.
In ogni caso il trattamento economico e normativo non potrà inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi nazionali e aziendali, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all'interno dell'azienda.

Dal 6 maggio in vigore le nuove disposizioni sui minori stranieri non accompagnati

pubblicato 23 mag 2017, 01:54 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 23 mag 2017, 01:59 ]

In data 6 maggio 2017 è entrata in vigore la legge n. 47/2017, in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati, in seguito alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 5 maggio 2017.

La nuova normativa introduce importanti novità rispetto alle previgenti disposizioni per le quali, erano state evidenziate diverse criticità dalla commissione bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza.

La legge si applica indifferentemente tanto ai minori non accompagnati che siano cittadini di paesi dell’Unione europea che a quelli extracomunitari offrendo diverse forme di tutela. Secondo la definizione normativa, infatti, per minore straniero non accompagnato si intende "il minorenne non avente cittadinanza italiana o europea che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana, privo di assistenza e di rappresentanza da arte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano". 

In caso di dubbio sull'età la norma  dispone che la Procura della repubblica presso il tribunale per i minorenni possa  “disporre esami socio sanitari volti all'accertamento della stessa”. 

Accertata la minore età il soggetto non accompagnato non può essere “respinto alla frontiera” , nè può esserne disposta l'espulsione (art. 3)  ovvero, il “rimpatrio assistito o volontario”, se non con provvedimento adottato dal tribunale per i minorenni, ove “il ricongiungimento con i suoi familiari corrisponda all'interesse del minore, sentito il minore, il tutore, considerati i risultati delle indagini familiari e la relazione dei servizi sociali competenti” (art. 8 ). 

Poi  su richiesta del minore stesso può anche essere rilasciato un permesso di soggiorno, “anche prima della nomina del tutore ai sensi dell'art. 346 c.c.” (art. 10 della l. n. 47) e su richiesta del responsabile della struttura di prima accoglienza (art. 14) può essere anche disposta l'iscrizione al servizio sanitario nazionale e agli istituti scolastici. Inoltre il minorenne non accompagnato ha diritto all'assistenza psicologica in ogni stato e grado del procedimento” (attraverso associazioni specificamente competenti ed esperte in materia),  nonchè "di partecipare per mezzo di un suo rappresentante legale a tutti i procedimenti giurisdizionali e amministrativi che lo riguardano e di essere ascoltato in merito” (art. 15), avvalendosi, inoltre del beneficio del patrocinio a spese dello Stato (art. 16).

Al fine di aumentare il numero di soggetti che possano svolgere funzioni tutelari (prima della riforma affidate ai sindaci) la nuova legge prevede l'istituzione nei novanta giorni successivi alla data di entrata in vigore, presso i tribunali per i minorenni, di “un elenco di tutori volontari a cui possono essere iscritti privati cittadini, selezionati ed adeguatamente formati, da parte dei garanti per l'infanzia e l'adolescenza, disponibili ad assumere la tutela di un minore straniero nona accompagnato”.

Va segnalato, inoltre, che la permanenza massima nelle strutture di prima accoglienza viene ridotta da 60 giorni a 30 e quindi il minore dovrà essere accolto in maniera stabile in spazi appositamente strutturati. 

In Gazzetta Ufficiale le nuove norme sulla corruzione tra privati

pubblicato 03 apr 2017, 13:49 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 03 apr 2017, 13:52 ]

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 75 del 30.03.2017 è stato pubblicato il decreto legislativo 15 marzo 2017, n. 38, recante “Attuazione della decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio, del 22 luglio 2003, relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato”.

Il provvedimento entrerà in vigore, decorsi 15 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e prevede le seguenti novità normative:

- modifica dell'art. 2635 C.C. (reato di corruzione tra privati);
- introduzione dell'art. 2635 bis C.C. (istigazione alla corruzione);
- modifica delle sanzioni di cui al d.lgs. n. 231/2001 in materia di responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato.

Testo del nuovo articolo 2635 

«1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, di societa' o enti privati che, anche per interposta persona, sollecitano o ricevono, per se' o per altri, denaro o altra utilita' non dovuti, o ne accettano la promessa, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedelta', sono puniti con la reclusione da uno a tre anni. Si applica la stessa pena se il fatto e' commesso da chi nell'ambito organizzativo della societa' o dell'ente privato esercita funzioni direttive diverse da quelle proprie dei soggetti di cui al precedente periodo.
2. Si applica la pena della reclusione fino a un anno e sei mesi se il fatto è commesso da chi è sottoposto alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati al primo comma.
3. Chi, anche per interposta persona, offre, promette o da' denaro o altra utilita' non dovuti alle persone indicate nel primo e nel secondo comma, e' punito con le pene ivi previste.
4. Le pene stabilite nei commi precedenti sono raddoppiate se si tratta di società con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell'Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura rilevante ai sensi dell'articolo 116 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni.
5. Si procede a querela della persona offesa, salvo che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza nella acquisizione di beni o servizi.
6. Fermo quanto previsto dall'articolo 2641, la misura della confisca per valore equivalente non può essere inferiore al valore delle utilita' date, promesse o offerte.

In sostanza pur restando invariata la quantificazione della pena (da 1 a 3 anni) viene modificata la condotta del reato, in quanto a differenza della previgente fattispecie nella quale era punito il compimento o l'omissione di atti (in violazione di obblighi di ufficio), dietro promessa o pagamento di denaro, nella nuova versione la condotta punita è quella finalizzata sollecitare o ricevere, anche per interposta persona, per se' o per altri, denaro o altra utilità non dovuti, o accettarne la promessa, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà.

Nuovo articolo 2635 bis C.C.

«Art. 2635-bis (Istigazione alla corruzione tra privati). - Chiunque offre o promette denaro o altra utilita' non dovuti agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, ai sindaci e ai liquidatori, di societa' o enti privati, nonche' a chi svolge in essi un'attivita' lavorativa con l'esercizio di funzioni direttive, affinche' compia od ometta un atto in violazione degli obblighi inerenti al proprio ufficio o degli obblighi di fedelta', soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell'articolo 2635, ridotta di un terzo.
La pena di cui al primo comma si applica agli amministratori, ai direttori generali, ai dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, ai sindaci e ai liquidatori, di societa' o enti privati, nonche' a chi svolge in essi attivita' lavorativa con l'esercizio di funzioni direttive, che sollecitano per se' o per altri, anche per interposta persona, una promessa o dazione di denaro o di altra utilita', per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedelta', qualora la sollecitazione non sia accettata.
Si procede a querela della persona offesa.».

In sostanza la nuova norma punisce l'offerta la promessa di denaro (o altra utilità) non dovuta a soggetti aventi funzioni direttive in enti privati  per compiere un'azione o un omissione in violazione dei loro obblighi quando la l'offerta o la promessa non sia accettata (comma 1) ovvero la sollecitazione  per se' o per altri, anche per interposta persona, di una promessa o dazione di denaro o di altra utilita', per compiere o per omettere un atto in violazione dei loro obblighi, qualora la sollecitazione non sia accettata (comma 2).
In ambedue i casi si applicano le pene previste per la corruzione tra privati, ridotte di un terzo.

Il nuovo articolo 2635 ter introduce poi delle pene accessorie consistenti nell'interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese nei confronti di chi abbia già riportato una precedente condanna per il medesimo reato o per l'istigazione di cui al comma 2 dell'art. 2635-bis.

Modificate, infine, anche le sanzioni previste dal dlgs 231/2001 in tema di responsabilità degli enti per illeciti da reato:
- per il delitto di corruzione tra privati, nei casi previsti dal terzo comma dell'articolo 2635, si applica la sanzione pecuniaria da 400 a 600 quote (anziché da 200 a 400);
- per l'istigazione alla corruzione da 200 a 400 quote.


Coniuge in stato di bisogno: pubblicato il decreto attuativo che rende operativo il fondo di solidarietà

pubblicato 20 gen 2017, 13:15 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 27 mar 2017, 02:15 ]

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 11 del 14 gennaio 2017 il decreto 15 dicembre 2017 del Ministero della Giustizia di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze con il quale sono stati individuati i Tribunali nazionali presso i quali avviare la sperimentazione del Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno, nonché la previsione delle modalità per la corresponsione delle somme e per la riassegnazione al Fondo delle somme recuperate ai sensi dell’articolo 1, comma 416, della legge n. 208 del 2015 (c.d. legge di stabilità 2016).

Tale fondo era stato già istituito, in via sperimentale, dalla legge di stabilità 2016, ma sino ad oggi, in mancanza del detto decreto attuativo, di fatto non aveva potuto erogare alcuna somma.

Nel provvedimento ministeriale vengono innanzitutto individuati i Tribunali, situati nei capoluoghi dei distretti sede di corte d'appello, presso i quali avviare la sperimentazione del "Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno"

Il fondo, seppur nei limiti della sua dotazione (250.000 euro per il 2016 e 500.000 euro per il 2017) ha lo scopo di tutelare il coniuge separato che si trovi appunto in stato di bisogno e cioè, come previsto dalla norma, che non sia in grado di provvedere al mantenimento proprio e dei figli minori, (oltre che dei figli maggiorenni portatori di handicap grave), conviventi, nelle ipotesi in cui questi non abbia ricevuto l’assegno di mantenimento di cui all’art. 156 del codice civile per inadempienza del coniuge che vi era obbligato.

Il coniuge che si trovi in tale situazione può adire il Tribunale del luogo ove risiede onde ottenere da parte dello Stato un’anticipazione di una somma non superiore all’importo dell’assegno stesso.

La relativa istanza dovrà essere redatta in conformità ad un modulo disponibile a partire dal trentesimo giorno successivo alla pubblicazione del decreto in Gazzetta (e, dunque, a partire dal 14 febbraio), sul sito del Ministero della Giustizia nella sezione dedicata al fondo.

Secondo le indicazioni normative la domanda deve contenere, a pena di inammissibilità, oltre alle generalità, dati anagrafici e codice fiscale del richiedente:

- l'indicazione degli estremi del conto corrente bancario o postale e la misura dell'inadempimento del coniuge tenuto a versare il mantenimento (specificando che lo stesso è maturato in epoca successiva all'entrata in vigore della legge di stabilità);
- l'indicazione se il coniuge inadempiente percepisca redditi da lavoro dipendente e, nel caso affermativo, l'indicazione che il datore dei lavoro si è reso inadempiente all'obbligo di versamento diretto a favore del richiedente (ex art. 156, 6° comma, c.c.);
- l'indicazione che il valore dell'indicatore ISEE (o dell'ISEE corrente in corso di validità) è inferiore o uguale a 3mila euro;
- l'indirizzo di posta elettronica ordinaria o certificata dove l'interessato intende ricevere le comunicazioni;
- la dichiarazione di versare in condizione di occupazione o di disoccupazione (ex art. 19 d.lgs. n. 150/2015) e, in tale ultimo caso, di non aver rifiutato offerte di lavoro negli ultimi due anni.

All'istanza vanno allegati, sempre a pena di inammissibilità: un documento valido di identità del richiedente, una copia conforme del verbale di pignoramento mobiliare negativo ovvero della dichiarazione negativa del terzo pignorato relativamente alle procedure esecutive promosse nei confronti dell'ex coniuge inadempiente, la visura (rilasciata dalla conservatoria dei registri immobiliari delle province di nascita e residenza del coniuge inadempiente) da cui risulti l'impossidenza di beni immobili, l'originale (o la copia con formula esecutiva) del titolo sul quale è fondato il diritto al mantenimento.

Se la domanda viene ritenuta ammissibile, in presenza dei requisiti richiesti dalla legge, il Presidente del Tribunale (o un suo delegato) entro 30 giorni, la trasmette al Ministero della Giustizia autorizzando il pagamento delle somme dovute e non corrisposte dal coniuge inadempiente sul quale, dopo aver erogato il denaro, lo Stato si andrà direttamente a rivalere.

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge di bilancio (ex stabilità) 2017

pubblicato 06 gen 2017, 07:24 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 27 mar 2017, 02:17 ]

E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 297 del 21.12.2016 la legge 11 dicembre 2016 n. 232, rubricata come "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019" che, a differenza del passato (quando veniva emanata una legge autonoma) 
ricomprende anche la ex legge di stabilità.

Il provvedimento si articola sostanzialmente in due parti, la prima che svolge le medesime funzioni dell'ex disegno di legge di stabilità e la seconda che contiene la legge di bilancio vera e propria.

Rimandando ad una più approfondita lettura della norma riportiamo di seguito alcune delle novità più rilevanti.

- viene dato avvio al c.d. piano "Casa Italia" che prevede una serie di interventi di messa in sicurezza delle abitazioni, riqualificazione delle periferie e di prevenzione al dissesto idrogeologico;
- viene prorogato  per un ulteriore anno l'incentivo del 50% sulle ristrutturazioni e di cinque anni quello del 65% (c.d. ecobonus per la riqualificazione energetica degli edifici)
- viene abolita Equitalia e le relative competenze vengono trasferite all'Agenzia delle Entrate
- viene istituito un fondo per il sostegno ai nuclei familiari;
- nasce l'APE e cioè la possibilità di ottenere un anticipo della pensione per chi ha versato 20 anni di contributi e voglia ritirarsi dal lavoro 3 anni prima del termine;
- il canone Rai viene ridotto, per l'anno 2017 a 90 euro;
- nasce l'esenzione dal pagamento per le tasse per gli studenti a basso reddito e vengono istituite nuove borse di studio per quelli più meritevoli;
- viene prorogato il sistema della c.d. "Voluntary disclosure" che consente di ottenere benefici per i soggetti che fanno emergere volontariamente l'esistenza di redditi o capitali non ancora tassati;
- introdotte modifiche alla legge fallimentare con possibilità di proporre per il debitore il pagamento parziale o rateale di crediti tributari, contributivi e Iva, in sede di concordato preventivo o accordo di ristrutturazione dei debiti;

In Gazzetta Ufficiale la legge anticaporalato

pubblicato 08 nov 2016, 09:31 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 27 mar 2017, 02:17 ]

E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 257 del 3.11.2016, la legge 29 ottobre 2016, n. 199, recante "Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo"

In sintesi il provvedimento prevede le seguenti novità più rilevanti:

- riforma del reato di cui all'art. 603 bis c.p.c rubricato come "intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro" il quale prevede la pena della reclusione da 1 a 6 anni e della multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato, nei confronti di chiunque:
1) recluta manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori;
2) utilizza, assume o impiega manodopera, anche mediante l'attività di intermediazione di cui al n. 1), sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno.

La norma precisa che costituisce indice di sfruttamento la sussistenza di una o più delle seguenti condizioni: reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale, o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato, reiterata violazione della normativa relativa all'orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all'aspettativa obbligatoria, alle ferie, sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti.
E' stata prevista anche un'attenuante nel caso di collaborazione del "caporale" con le autorità;

- introduzione della possibilità di adottare misure cautelari nei confronti dell'azienda agricola al cui interno viene commesso il reato;

estensione alle vittime del caporalato della possibilità di attingere al fondo antitratta di cui alla legge n. 228/2003;

- previsione di un progressivo riallineamento delle retribuzioni dei lavoratori nel settore agricolo.

Danno biologico di lieve entità: fissati i nuovi importi per l'anno 2016

pubblicato 25 ago 2016, 10:18 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 27 mar 2017, 02:16 ]

Con il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 19 luglio 2016, pubblicato nella GU Serie Generale n.189 del 13 agosto 2016 sono stati aggiornati gli importi per il risarcimento del danno biologico per lesioni di lieve entità, di cui all'art. 139 del Codice delle Assicurazioni (D.lgs. 209/2005), derivanti da sinistri conseguenti alla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti.

Il provvedimento, come previsto dalla legge tiene conto dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, relativo al mese di aprile 2016 ed i nuovi importi, applicabili a partire da tale mese sono stati rideterminati nella seguente misura: 

790,35 € per quanto riguarda l'importo relativo al valore del primo punto di invalidità;
46,10 € per quanto riguarda l'importo relativo ad ogni giorno di inabilità assoluta.

Tra gli allegati la nuova tabella sviluppata tenendo conto dei valori aggiornati. Vi ricordiamo che sulla nostra pagina dedicata al danno biologico sono presenti una serie di risorse di calcolo ed una raccolta di giurisprudenza in tema.

Giudice di Pace: ripristinati 51 uffici dal 2 gennaio 2017

pubblicato 24 ago 2016, 00:30 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 27 mar 2017, 02:17 ]

E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 179 del 2 agosto 2016 il Decreto del Ministero della Giustizia del 27 maggio 2016, rubricato come "Ripristino degli uffici del giudice di pace soppressi, ai sensi dell'articolo 2, comma 1-bis, del decreto-legge 31 dicembre 2014, n. 192, convertito, con modificazioni, con legge 27 febbraio 2015, n. 11". 

Il provvedimento prevede, infatti, che, a far data dal 2 gennaio 2017 saranno ripristinate 51 sedi di uffici del Giudice di Pace già soppresse in occasione del riordino della geografia giudiziaria disposto con il Decreti legislativi n. 155 e 156 del 2012.

Il provvedimento si inserisce nel contesto della disposizione prevista dalla richiamata normativa secondo cui era concesso agli enti locali di richiedere il mantenimento degli uffici già soppressi facendosi carico delle relative spese.

Secondo quanto stabilito dal decreto, dunque, dal 2017 saranno nuovamente operanti i seguenti uffici: Abbiategrasso, Acerra, Ali' Terme, Amalfi, Barrafranca, Belvedere Marittimo, Capaccio, Cariati, Castel di Sangro, Castelnuovo di Garfagnana, Cetraro, Corato, Corigliano Calabro, Dolo, Empoli, Ferentino, Filadelfia, Finale Emilia, Frattamaggiore, Gragnano, Grottaglie, Guardiagrele, Gubbio, Irsina, Lauro, Legnago, Legnano, Lungro, Macomer, Maddaloni, Molfetta, Montecorvino Rovella, Nicotera, Oriolo, Ortona, Osimo, Pavullo nel Frignano, Polizzi Generosa, Rometta, San Giovanni in Fiore, San Giovanni Rotondo, San Sosti, Sansepolcro, Segni, Siderno, Subiaco, Termoli, Tortoli', Tricarico, Venafro, Vizzini.

Unioni civili: pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto di attuazione

pubblicato 02 ago 2016, 00:59 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 27 mar 2017, 02:18 ]

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 175 del 28.07.2016 è stato pubblicato il DPCM del 23 luglio 2016, n. 144, rubricato come "Regolamento recante disposizioni transitorie necessarie per la tenuta dei registri nell'archivio dello stato civile, ai sensi dell'articolo 1, comma 34, della legge 20 maggio 2016, n. 76".

Il regolamento di fatto contiene le disposizioni di attuazione per la regolare costituzione delle unioni civili disciplinate appunto dalla legge n. 76/2016.

In particolare vengono disciplinate le modalità di presentazione della domanda di costituzione dell'unione, il contenuto della dichiarazione che le parti devono rendere dinanzi all'ufficiale di stato civile, nonché gli adempimenti successivi che devono essere effettuate dagli uffici anagrafici dei Comuni.

Ricevuta la dichiarazione gli uffici anagrafici procedono alla annotazione nell'atto di nascita delle parti costituenti l'unione, ad aggiornare le rispettive schede anagrafiche e ad iscrivere l'accordo nel registro provvisorio delle unioni civili istituito presso ciascun comune.

L'Ufficiale dello stato civile rilascia il documento attestante la costituzione dell'unione, recante i dati anagrafici delle parti, l'indicazione del regime patrimoniale e della residenza, oltre ai dati anagrafici ed alla residenza dei testimoni.

Nei documenti e negli atti in cui è prevista l'indicazione dello stato civile,  sono riportate, a richiesta degli interessati, le formule: «unito civilmente» o «unita civilmente».

Con apposito decreto del Ministro dell'Interno, da emanare entro 5 giorni dall'entrata in vigore del regolamento, saranno, infine, approvate le formule da utilizzare per la redazione degli atti di stato civile.

Unioni civili in vigore: cosa prevede la legge

pubblicato 16 giu 2016, 09:54 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 27 mar 2017, 02:18 ]

Con la legge n. 76 del 20 maggio 2016 sono state definitivamente approvate dalla Camera le norme sulle c.d. "unioni civili" che per la prima volta sono introdotte nell'ordinamento italiano al fine di disciplinare le unioni civili tra persone dello stesso sesso. 

La legge contiene, però anche importanti novità in tema di regolamentazione delle convivenze di fatto (anche tra persone di sesso diverso).

A seguito dell'entrata in vigore della norma sopra richiamata è, dunque, possibile per due persone maggiorenni dello stesso sesso costituire una c.d. "unione civile" attraverso un'apposita dichiarazione da rendere dinanzi all'Ufficiale di Stato Civile alla presenza di due testimoni. A seguito di tanto l'unione viene registrata nell'archivio di stato civile del Comune nel quale l'unione è appunto celebrata.

Contestualmente le parti possono scegliere anche il loro regime patrimoniale, nonchè il cognome da utilizzare tra quello di uno dei due contraenti.

L'esistenza di un precedente vincolo matrimoniale (ovvero una precedente unione civile) è causa di impedimento, così come l'interdizione per infermità di mente, l'esistenza di rapporti di affinità o parentela, di una condanna definitiva di uno dei due per omicidio consumato o tentato nei confronti di chi sia coniugato o unito civilmente con l'altra parte.

Quanto alle cause di nullità dell'unione civile si fa rinvio agli stessi articoli del Codice Civile in tema di matrimonio. 

A seguito dell'unione civile nascono per entrambi i contraenti diritti e doveri tra i quali (come per il matrimonio) l'obbligo all'assistenza morale e materiale e alla coabitazione, ma non quello della fedeltà. Entrambe le parti sono poi tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni.

Non sarà possibile per le coppie unite civilmente effettuare delle adozioni, restando però fermo quanto già previsto e consentito dalle norme vigenti e dalla giurisprudenza dei Tribunali per i minorenni che, in taluni casi, hanno consentito tale possibilità.

E' possibile sciogliere l'unione civile su espressa manifestazione di volontà (anche disgiunta) delle parti dinanzi all'ufficiale dello stato civile. In tale caso la domanda di scioglimento dell'unione civile è proposta decorsi tre mesi dalla data di manifestazione di volontà di scioglimento dell'unione. Parimenti l'unione è sciolta in caso di sentenza definitiva di rettificazione di attribuzione del sesso. Allo stesso modo a seguito della rettificazione anagrafica di sesso, se i coniugi non abbiano manifestato la volontà di sciogliere il matrimonio ne deriva l'automatica trasformazione del vincolo in unione civile.

Quanto invece alle c.d. "convivenze di fatto" la legge prevede dei requisiti minimi affinchè possano essere considerate tali ed ossia: maggiore età dei conviventi (sia dello stesso sesso che di sesso diverso), la sussistenza di legami affettivi e di reciproca assistenza morale e materiale, l'assenza di vincoli di parentela, affinità o adozione, o di legami matrimoniali o derivanti da un'unione civile, nonchè la coabitazione.

Tali convivenze sono regolamentate con un apposito accordo, redatto in forma scritta a pena di nullità e ricevuto da un notaio in forma pubblica con il quale le parti disciplinano i rapporti patrimoniali (comunione o separazione che è sempre modificabile nel corso del rapporto) e fissano la comune residenza.

Il contratto può anche prevedere le modalità di contribuzione alle esigenze della vita comune, in proporzione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo.

Il contratto di convivenza è nullo in presenza di un vincolo matrimoniale, di un'unione civile o di un altro contratto di convivenza. E' altresì nullo se concluso tra soggetti legati tra loro da vincoli di parentela, affinità e adozione o da persona minore di età, (fatti salvi i casi di autorizzazione del tribunale), da persona interdetta giudizialmente o, infine, nel  caso di condanna per omicidio consumato o tentato.

Il contratto di convivenza può essere sciolto per morte, successivo matrimonio o unione civile, accordo consensuale ovvero per recesso unilaterale di una delle parti.

Instaurata una convivenza di fatto sorgono a carico delle parti reciproci obblighi e diritti quali l'assistenza fra i conviventi di fatto nonchè gli stessi diritti spettanti al coniuge nei casi previsti dall'ordinamento penitenziario.

In caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno diritto di visita, assistenza e di accesso alle informazioni personali nelle strutture ospedaliere (come per i coniugi ed i familiari).

E' altresì prevista la facoltà di designare per un convivente l'altro quale suo rappresentante in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute, ovvero in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie.

Il convivente di fatto viene poi inserito tra i soggetti che devono essere indicati nella domanda per interdizione o inabilitazione o amministrazione di sostegno e può essere conseguentemente nominato tutore, curatore o amministratore dell'altro qualora ne abbia i requisiti.
 
Al convivente superstite, in caso di morte dell'altro convivente proprietario dell'immobile utilizzato come casa di residenza permane il diritto di abitazione per due anni o per un periodo pari alla durata della convivenza se superiore a due anni, ma fino ad un massimo di cinque anni. Se vi sono figli minori o disabili il diritto non può essere di durata inferiore a tre anni.

E' riconosciuta inoltre la facoltà per il convivente di fatto di succedere nel contratto di locazione della casa di comune residenza nel caso di morte del conduttore, così come peraltro ormai pacificamente ammesso dalla giurisprudenza più recente in materia.

Anche caso di cessazione della convivenza di fatto permane l'obbligo del mantenimento nel caso in cui l'ex convivente non disponga di adeguati redditi propri per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza.

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