Cellulari: tassa di concessione governativa illegittima

pubblicato 29 mar 2011, 07:53 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 05 gen 2012, 03:52 ]
Commissione Tributaria Regionale Perugia, sez. I, sentenza 15.02.2011 n° 37

Il riconoscimento del diritto inderogabile di libertà delle persone nell'uso dei mezzi di comunicazione elettronica, fra cui senz'altro rientrano i telefoni cellulari, è incompatibile con un sistema di 'concessione' della facoltà di utilizzo degli apparecchi o di 'autorizzazione ' al loro uso.
Infatti, il nuovo codice delle comunicazioni, in coerenza con i principi generali che si pone, non prevede in nessun caso licenze o autorizzazioni, in nessuna forma, per il possesso e l'utilizzo di attrezzature idonee ad accedere alle reti di comunicazione, sia da parte di privati che di imprese od enti.
La legge regolamenta infatti, a monte, un sistema di autorizzazioni generali per la creazione e gestioni di "reti" di comunicazione pubbliche (art. 25 e ss.) o private (artt. 104 e ss.); di concessione di diritti individuali per l'impianto e l'esercizio di stazioni radioelettriche richiedenti assegnazioni di frequenza (artt. 126 e ss.); di autorizzazione generale per l'impianto e l'esercizio di stazioni di radioamatore (artt. 135 e ss.).
(omissis)
Tornando, dunque, alla questione della sussistenza o meno del presupposto impositivo della tassa di concessione governativa sui telefoni cellulari, deve concludersi che tale presupposto difetti nell'attuale sistema normativo.
In primo luogo, sotto un profilo sostanziale e formale, difetta il presupposto legislativo per l'imposizione tributaria: infatti l'art. 21 della Tariffa allegata al d.p.r. 641/1972 risulta norma svuotata di contenuto, atteso che fa riferimento ad un atto amministrativo previsto da una norma abrogata, l'art. 318 d.p.r. 156/1973.
Peraltro tale soluzione è coerente con la scelta legislativa della rinuncia al regime concessorio, che costituiva il presupposto giuridico dell'esistenza di un atto amministrativo tassabile (la licenza di esercizio o l'equipollente "documento che attesta la condizione di abbonato al servizio di telefonia").
Da ultimo si osserva che l'art. 3 del D.M. 33/1990, norma tuttora in vigore e tuttora richiamata dall'art 21 della tariffa allegata al d.p.r. 641/1972 (peraltro non direttamente, ma per effetto del richiamo al D.L. D.L. 151/1991), non può certo costituire la fonte normativa che legittima il tributo in questione, in quanto si tratta di un atto normativo secondario.

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Emilio Curci,
29 mar 2011, 07:58