Il promotore finanziario è assoggettabile a fallimento

pubblicato 28 feb 2013, 10:02 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 29 lug 2013, 03:43 ]
Cassazione Civile - Sez. VI - Ordinanza 29 novembre - 18 dicembre 2012, n. 23384

Ai fini della configurabilità dell'esercizio di un'impresa da parte del promotore finanziario (figura disciplinata prima dalla L. n. 1 del 1991, art. 5, poi dal D.Lgs. n. 415 del 1996, art. 23 e quindi dal D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 31) è irrilevante che quest'ultimo agisca sulla base di un mandato con rappresentanza o senza rappresentanza. Lo stesso, infatti, è definito, dalle disposizioni citate, come colui che esercita professionalmente, in qualità di dipendente, agente o mandatario, l'attività di offerta fuori sede di servizi finanziari; pertanto, affinchè assuma la qualità di imprenditore è sufficiente che svolga la sua attività sulla base di una propria autonoma organizzazione di mezzi e a proprio rischio, considerato che gli altri elementi che caratterizzano l'attività di impresa già sono presenti, per definizione, nell'attività del promotore finanziario, la quale rientra, quando è svolta da un imprenditore, tra le attività ausiliarie previste dall'art. 2195 c.c., n. 5, e costituisce, dunque, impresa commerciale (con conseguente assoggettabilità, tra l'altro, a fallimento) (Sez. 1, Sentenza n. 18135 del 20/12/2002).