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Diritto del lavoro


Il diritto del lavoro si occupa di disciplinare tutte le materie attinenti al rapporto di lavoro inteso nel senso più ampio del termine.

E' dunque una materia molto vasta che va dalla regolamentazione delle relazioni tra datore di lavoro e lavoratore a quella delle relazioni sindacali (oggetto propriamente del diritto sindacale) a quella attinente alle assicurazioni sociali e previdenziali (di cui si occupa il diritto della previdenza e della sicurezza sociale).

Nell'ordinamento italiano fu compiutamente sviluppato in particolare negli anni 1970, epoca a cui risale una delle "carte fondamentali" ed  ossia lo Statuto dei lavoratori, (legge 20 maggio 1970, n. 300).

Nel 1993 fu avviata un'opera progressiva di privatizzazione del diritto del lavoro pubblico in Italia, di cui al D. Lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, poi confluito nel Testo unico D. Lgs. 30 marzo 2001, n. 165.

La liberalizzazione del mercato del lavoro privato risale, invece, all'anno 2003, e precisamente alla legge 14 febbraio 2003, n. 30, (meglio conosciuta come legge Biagi).


Dal punto di vista processuale il diritto del lavoro è disciplinato, tramite un rito speciale (diverso da quello ordinario) negli articoli da 409 a 473 del Codice di Procedura Civile, le cui disposizioni sono state in parte riformate dall'entrata in vigore del "Collegato Lavoro" (l. 183/2010) e dal ddl n. 5256/2012.

Il rito speciale del lavoro si applica, innanzitutto, davanti al Giudice del lavoro nelle controversie relative a rapporti di lavoro subordinato pubblico e privato, compresi i rapporti di lavoro alle dipendenze di datori non imprenditori (es. lavoro domestico).

La controversia può riguardare qualsiasi aspetto del rapporto; in particolare, a mero titolo esemplificativo:
  • l'impugnazione dei licenziamenti;
  • l'impugnazione dei trasferimenti;
  • l'applicazione di sanzioni disciplinari;
  • la violazione delle regole relative alla costituzione del rapporto;
  • le pretese di natura retributiva (mensilità, trattamento di fine rapporto, ecc.);
  • il risarcimento dei danni conseguenti a violazioni di regole imperative (mancata fruizione di ferie, danni da infortunio, mancato versamento dei contributi previdenziali, ecc.);
  • l'inquadramento del lavoratore (attribuzione a mansioni superiori, demansionamento, ecc.);
  • la violazione degli obblighi di fedeltà e non concorrenza (artt. 2105 c.c.).
Il rito speciale in oggetto si applica, inoltre, anche a controversie estranee all'ambito del rapporto di lavoro subordinato privato, quali quelle relative a:
  • rapporti di lavoro (c.d privatizzati) alle dipendenze di enti pubblici ed altre pubbliche amministrazioni devoluti al Giudice del lavoro (art. 409 c.p.c.; art. 63, d. lgs. n. 165/01);
  • rapporti di agenzia e di rappresentanza commerciale, se caratterizzati da prestazione d'opera continuativa e coordinata e prevalentemente personale (art. 409 c.p.c.);
  • rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (art. 409 c.p.c.);
  • prestazioni previdenziali e assistenziali obbligatorie (art. 442 c.p.c.);
  • contratti agrari (mezzadria, colonia parziaria, compartecipazione agraria, affitto a coltivatore diretto), anche se in questo caso il Giudice competente è identificato nelle sezioni specializzate agrarie previste dalla legge n. 320/1963 (art. 409 c.p.c.);
  • locazione e comodato di immobili urbani e affitto di aziende (art. 447-bis c.p.c.), innanzi al Giudice ordinario.
Fino all'entrata in vigore del "Collegato Lavoro", era necessario espletare il tentativo obbligatorio di conciliazione dinanzi alle Commissioni Provinciali prima di introdurre qualsiasi controversia tra quelle sopra indicate. A far data dal 24.11.2010 (data di entrata in vigore del Collegato Lavoro) tale adempimento non è più condizione di procedibilità salvo che per determinati tipi di giudizi (quelli relativi a contratti di lavoro "certificati" e cioè riconosciuti da appositi organi di certificazione).

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Giurisprudenza sul diritto del lavoro

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