Il condomino può usucapire la quota altrui rimasta indivisa

pubblicato 05 gen 2012, 03:48 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 05 gen 2012, 03:48 ]
Tribunale Roma - sentenza del 25.11.2011

Il condomino può usucapire l'altrui quota indivisa del bene comune senza necessità dell'interversione del possesso ex art. 1164 c.c., in quanto ha già su quel bene un godimento corrispondente all'esercizio del diritto dominicale, ma semplicemente attraverso l'estensione del possesso medesimo in termini di esclusività. Il mutamento del titolo, ai sensi dell'art. 1102, comma 2, c.c., deve concretarsi in atti integranti un comportamento durevole, tale da manifestare un possesso esclusivo con animo domini, incompatibile con il permanere del compossesso altrui sulla stessa cosa e non soltanto in atti di gestione della cosa comune consentiti al singolo compartecipe, ovvero in atti tollerati dagli altri. Quindi il condomino che deduce l'usucapione della cosa comune deve fornire la prova di aver sottratto la cosa all'uso comune per il periodo utile all'usucapione e, cioè, deve dimostrare una condotta univocamente diretta a rivelare che si è verificato un mutamento di fatto nel titolo del possesso e non la prova del mero non uso della cosa da parte degli altri condomini posto che tale prova non basta, non potendo configurarsi la prescrizione del diritto in comproprietà. In definitiva, a fondamento della dedotta usucapione, la parte deve provare la sussistenza di atti obiettivamente inconciliabili con la possibilità di godimento altrui e, quindi, univocamente rivolti contro i compossessori, tali da rendere riconoscibile a costoro l'intenzione di non possedere più come semplice compossessore, ma come possessore esclusivo. Deve, altresì, provare la pacificità del possesso per un periodo non inferiore a venti anni.
Ċ
Emilio Curci,
05 gen 2012, 03:48
Comments