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Giurisprudenza sul condominio


Si al riconoscimento dei danni da caduta verificatisi in parti condominiali anche senza testimoni

pubblicato 17 apr 2013, 03:04 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 17 apr 2013, 03:06 ]

Corte di cassazione - Sezione III civile - Sentenza 16 aprile 2013 n. 9140

In casi quali quello di specie la causa è sempre individuata presuntivamente in relazione al contesto”. “Così, ad esempio - prosegue la Corte -, se un’autovettura slitta in un punto della strada dov’è presente del brecciolino, la causa dello slittamento ben potrà essere attribuita alla presenza di quel materiale anche se non vi siano stati testi che abbiano assistito alle modalità del fatto. Lo stesso vale per le cadute su pavimento bagnato, o lungo scale con gradini sconnessi e così via.



Tutte le parti dell'edificio anche se non espressamente indicate dalla legge, salvo prova contraria, si presumono comuni

pubblicato 26 ott 2012, 00:25 da Emilio Curci

Cassazione civile , sez. II, sentenza 26.07.2012 n° 13262

L'articolo 1117 c.c. pone una presunzione di condominialità per quei beni nella stessa norma indicati, la cui elencazione non è, comunque, tassativa e deriva sia dalla oggettiva attitudine del bene sia dalla concreta destinazione dello stesso al servizio comune.
Da ciò ne consegue che tale disposizione non solamente ha la funzione e l'efficacia integrativa del regolamento condominiale, bensì che la presunzione legale (nella stessa norma posta) può essere superata solo dalla prova di un titolo contrario, identificabile nella dimostrazione della proprietà esclusiva del bene in capo ad un differente soggetto. A ciò non è idoneo il regolamento condominiale che non costituisce titolo di proprietà, ma ha la funzione di disciplinare solo l'utilizzo della cosa comune nonchè la ripartizione delle spese.

Se la manutenzione spetta al condominio il proprietario dell'immobile ha diritto al risarcimento dei danni materiali e a quelli derivanti da mancato godimento

pubblicato 03 mag 2012, 00:24 da Emilio Curci

Cassazione civile , sez. II, sentenza 19.04.2012 n° 6128

Quando le infiltrazioni di acqua in un appartamento derivano dall’omessa manutenzione ordinaria che spetta al condominio, questi deve risarcire i relativi danni. Oltre al rimborso delle spese di risistemazione, il proprietario dell’appartamento vanta anche il diritto a vedersi rimborsati i canoni sostenuti per la locazione dell’immobile ove si era dovuto trasferire nel periodo in cui sul proprio appartamento si svolgevano le opere di riparazione.

Il condomino può usucapire la quota altrui rimasta indivisa

pubblicato 05 gen 2012, 03:48 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 05 gen 2012, 03:48 ]

Tribunale Roma - sentenza del 25.11.2011

Il condomino può usucapire l'altrui quota indivisa del bene comune senza necessità dell'interversione del possesso ex art. 1164 c.c., in quanto ha già su quel bene un godimento corrispondente all'esercizio del diritto dominicale, ma semplicemente attraverso l'estensione del possesso medesimo in termini di esclusività. Il mutamento del titolo, ai sensi dell'art. 1102, comma 2, c.c., deve concretarsi in atti integranti un comportamento durevole, tale da manifestare un possesso esclusivo con animo domini, incompatibile con il permanere del compossesso altrui sulla stessa cosa e non soltanto in atti di gestione della cosa comune consentiti al singolo compartecipe, ovvero in atti tollerati dagli altri. Quindi il condomino che deduce l'usucapione della cosa comune deve fornire la prova di aver sottratto la cosa all'uso comune per il periodo utile all'usucapione e, cioè, deve dimostrare una condotta univocamente diretta a rivelare che si è verificato un mutamento di fatto nel titolo del possesso e non la prova del mero non uso della cosa da parte degli altri condomini posto che tale prova non basta, non potendo configurarsi la prescrizione del diritto in comproprietà. In definitiva, a fondamento della dedotta usucapione, la parte deve provare la sussistenza di atti obiettivamente inconciliabili con la possibilità di godimento altrui e, quindi, univocamente rivolti contro i compossessori, tali da rendere riconoscibile a costoro l'intenzione di non possedere più come semplice compossessore, ma come possessore esclusivo. Deve, altresì, provare la pacificità del possesso per un periodo non inferiore a venti anni.

Uso esclusivo della cosa comune: il condominio può a due condizioni

pubblicato 04 gen 2012, 08:18 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 04 gen 2012, 08:18 ]

Cassazione civile , sez. II, sentenza 19.09.2011 n° 19205

Al singolo condomino è consentito servirsi in modo esclusivo di parti comuni dell'edificio soltanto alla duplice condizione che il bene, nelle parti residue, sia sufficiente a soddisfare anche le potenziali, analoghe esigenze dei rimanenti partecipanti alla comunione e che lo stesso, ove tutte le predette esigenze risultano soddisfatte, non perda la sua normale ed originaria destinazione, per il cui mutamento è necessaria l'unanimità dei consensi.

Nel condominio si alle norme sulle distanze solo se compatibili con quelle sulla comunione

pubblicato 30 dic 2011, 02:15 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 30 dic 2011, 02:15 ]

Cassazione civile , sez. II, sentenza 25.10.2011 n° 22092

L'estensione del diritto di ciascun comunista trova il limite nella necessità di non sacrificare ma di consentire il potenziale pari uso della cosa da parte degli altri partecipanti (Cass. 10453/2001).
Pertanto,qualora - attraverso la valutazione delle esigenze e dei diritti degli altri partecipanti alla comunione - il giudice verifichi che l'uso della cosa comune sia avvenuto nell'esercizio dei poteri e nel rispetto dei limiti stabiliti dall'art.1102 cod. civ. a tutela degli altri comproprietari, deve ritenersi legittima l'opera seppure realizzata senza il rispetto delle norme dettate per regolare i rapporti fra proprietà contigue e che trovano applicazione nel condominio, sempreché la relativa osservanza sia compatibile con la struttura dell'edificio condominiale, in cui le singole proprietà coesistono in unico edificio.
Infatti la prevalenza della norma speciale, dettata in materia di condominio, determina l'inapplicabilità di quella generale, quando i diritti o le facoltà da questa previsti siano compressi o limitati per effetto dei poteri legittimamente esercitati dal partecipante alla comunione sulla base dell'art. 1102 e. e: in considerazione del rapporto strumentale di cui si è detto fra l'uso del bene comune e la proprietà esclusiva, che caratterizza il condominio, non sembra ragionevole individuare a carico del diritto del singolo condomino - che si serva delle parti comuni in funzione del migliore e più razionale godimento del bene di proprietà individuale - limiti o condizioni estranei alla regolamentazione e al contemperamento degli interessi dei partecipanti alla comunione secondo i parametri stabiliti dalla specifica disciplina al riguardo dettata dall'art. 1102 cod. civ.

Il conduttore è legittimato ad agire contro il condominio per i danni subiti

pubblicato 21 nov 2011, 07:44 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 21 nov 2011, 07:44 ]

Cassazione civile , sez. III, sentenza 31.08.2011 n° 17881

Qualora nell'immobile si verifichi una infiltrazione, il conduttore, ex art. 1585 II com. C.C., gode di un'autonoma legittimazione a proporre azione di responsabilità nei confronti dell'autore del danno.

Anche i singoli condòmini sono legittimati ad esperire i mezzi di impugnazione

pubblicato 26 mag 2011, 02:37 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 26 mag 2011, 02:40 ]

Cassazione civile , sez. III, sentenza 16.05.2011 n° 10717 

Mette conto di rilevare che, se è vero che la legittimazione ad appellare deve essere riconosciuta soltanto ai soggetti che siano stati parti nel giudizio di primo grado e che siano rimasti soccombenti, deve tenersi però presente, in senso contrario, che, configurandosi il condominio come un ente di gestione sfornito di personalità giuridica distinta da quella dei singoli condomini, l'esistenza dell'amministratore non priva i singoli condomini della facoltà di agire a difesa dei diritti esclusivi e comuni inerenti all'edificio condominiale (cfr. tra le tante Cass. 9206/05, 5084/93).
Ed invero, i condomini, che devono essere considerati non terzi ma parti originarie, possono intervenire nel giudizio in cui la difesa dei diritti sulle parti comuni sia stata già assunta dall'amministratore; inoltre, possono ricorrere all'autorità giudiziaria autonomamente, sia nel caso di inerzia dell'amministratore, a norma dell’art. 1105 c.c. applicabile anche al condominio per il rinvio posto dall'art. 1139 c.c., sia allorquando gli altri condomini non intendano agire o resistere in giudizio; possono infine esperire i mezzi di impugnazione necessari ad evitare gli effetti sfavorevoli della pronuncia resa nei confronti dell'amministratore (ex multis Cass. n. 7872/03, n. 8132/04, n. 7130/2001, n. 22942/04, n. 8479/99).

Impugnazione di delibera condominiale: appello va proposto con atto di citazione

pubblicato 28 apr 2011, 10:54 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 28 apr 2011, 10:56 ]

Cassazione civile , sez. II, sentenza 21.03.2011 n° 6412

“l’appello avverso una sentenza pronunciata all’esito di un giudizio celebrato in primo grado con rito ordinario è inammissibile, in quanto tardivo, se proposto con il deposito del ricorso, anziché con la notificazione dell’atto di citazione, essendo il deposito del ricorso, pur se tempestivo, inidoneo alla costituzione di un valido rapporto processuale, presupponente la conoscenza legale, mediante notificazione, ad opera della controparte dell’atto ricettizio di impugnazione entro il termine perentorio stabilito dalla legge per la proposizione dell’appello”

Possesso di animali nel condominio: divieto solo se lo deliberano tutti i condomini all'unanimità

pubblicato 14 mar 2011, 12:06 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 28 apr 2011, 10:57 ]

Cassazione civile , sez. II, sentenza 15.02.2011 n° 3705

Occorre considerare che le clausole del regolamento condominiale che impongono limitazioni ai poteri e alle facoltà spettanti ai condomini sulle parti di loro esclusiva proprietà incidono sui diritti dei condomini, venendo a costituire su queste ultime una servitù reciproca (Cass. 13164/2001); ne consegue che tali disposizioni hanno natura contrattuale, in quanto vanno approvate e possono essere modificate con il consenso unanime dei comproprietari, dovendo necessariamente rinvenirsi nella volontà' dei singoli la fonte giustificatrice di atti dispositivi incidenti nella loro sfera giuridica: certamente, tali disposizioni esorbitano dalle attribuzioni dell'assemblea, alla quale è conferito il potere regolamentare di gestione della cosa comune, provvedendo a disciplinarne l'uso e il godimento.
Ciò posto, il divieto di tenere negli appartamenti i comuni animali domestici non può essere contenuto negli ordinari regolamenti condominiali, approvati dalla maggioranza dei partecipanti, non potendo detti regolamenti importare limitazioni delle facoltà comprese nel diritto di proprietà dei condomini sulle porzioni del fabbricato appartenenti ad essi individualmente in esclusiva.

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