Giurisprudenza sul danno biologico e non patrimoniale


Si al riconoscimento del danno biologico iure hereditatis se c'è consapevolezza della vittima tra l'evento lesivo ed il decesso

pubblicato 25 ago 2016, 10:30 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 25 ago 2016, 10:32 ]

Cassazione civile Sez. VI - Ordinanza n. 20767 del 14/10/2015

La paura di dover morire, provata da chi abbia patito lesioni personali e si renda conto che esse saranno letali, è un danno non patrimoniale risarcibile soltanto se la vittima sia stata in grado di comprendere che la propria fine era imminente, sicchè, in difetto di tale consapevolezza, non è nemmeno concepibile l'esistenza del danno in questione, a nulla rilevando che la morte sia stata effettivamente causata dalle lesioni (così, da ultimo, Sez. 3, Sentenza n. 13537 del 13/06/2014, Rv. 631439).



Danno non patrimoniale: è una voce unitaria

pubblicato 15 lug 2013, 02:15 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 25 set 2014, 10:15 ]

Cassazione civile , sez. III, sentenza 16.05.2013 n° 11950

Come ha già avuto modo di statuire questa Corte, poichè il danno biologico ha natura non patrimoniale e il danno non patrimoniale ha natura unitaria, è corretto l'operato del giudice di merito che liquidi il risarcimento del danno biologico in una somma omnicomprensiva, posto che le varie voci di danno non patrimoniale elaborate dalla dottrina e dalla giurisprudenza (danno estetico, danno esistenziale, danno alla vita di relazione, ecc.) non costituiscono pregiudizi autonomamente risarcibili (v. Cass. n. 24864/010).



Sì al danno esistenziale, ma può essere incluso nel biologico

pubblicato 03 lug 2013, 04:19 da Emilio Curci   [ aggiornato in data 15 lug 2013, 02:13 ]

Cassazione civile , sez. lavoro, sentenza 04.06.2013 n° 14017

Dalla lettura integrale della sentenza d'appello si evince che la Corte territoriale non ha inteso negare l'esistenza del danno esistenziale - sempre risarcibile alla stregua del disposto dell'art. 2043 cc violandosi un diritto della persona anche se la condotta offensiva non costituisce reato - ma lo ha inteso includere nel danno biologico applicando un criterio liquidativo complessivo ed equitativamente determinato (pari ad Euro 16,25 al giorno) che risulta aver tenuto conto anche dei criteri soggettivi, avendo fatto riferimento alla specifica posizione lavorativa del D.F. che non aveva cessato di lavorare "dando così prova di aver conservato integra la maggior parte del proprio stato di salute". 


La mancanza di un danno biologico non esclude l'esistenza di un danno morale soggettivo

pubblicato 17 dic 2012, 08:57 da Emilio Curci

Cassazione civile , sez. III, sentenza 20.11.2012 n° 20292

La mancanza di "danno" (conseguenza dannosa) biologico, non esclude, in astratto, la configurabilità di un danno morale soggettivo (da sofferenza interiore) e di un possibile danno "dinamico-relazionale", sia pur circoscritto nel tempo.
Ciò in quanto "esistenziale" è quel danno che, in caso di lesione della stessa salute, si colloca e si dipana nella sfera dinamico relazionale del soggetto, come conseguenza, autonoma, della lesione medicalmente accertabile

Se il danno biologico liquidato è inferiore ai minimi tabellari, giudice deve motivare

pubblicato 11 giu 2012, 02:56 da Emilio Curci

Cassazione civile , sez. III, sentenza 29.05.2012 n° 8557

Integra gli estremi del vizio di contraddittoria motivazione, che il giudice abbia espressamente richiamato le tabelle distrettuali senza farne, in concreto, corretta applicazione e senza indicare le ragioni per le quali si sia da tali tabelle motivatamente discostato.

Il Tribunale di Roma dà prevalenza alle proprie tabelle per la liquidazione del danno biologico

pubblicato 15 mag 2012, 07:32 da Emilio Curci

Tribunale Roma, Sezione 13 civile - Sentenza 22 febbraio 2012

È nota a questo Tribunale la recente sentenza della Cassazione, sezione III civile, n. 12408/2011, secondo la quale la liquidazione del danno non patrimoniale alla persona da lesione dell'integrità psico-fìsica presuppone l'adozione da parte di tutti 'i giudici di merito di parametri di valutazione uniformi che, in difetto di previsioni normative, vanno individuati in quelli tabellari elaborati presso il Tribunale di Milano, da modularsi a seconda delle circostanze del caso concreto'.

Fermo restando l'adesione di questo giudice al principio fondante tale pronuncia, ossia essere 'l'equità non soltanto "regola del caso concreto" ma anche "parità di trattamento" e preso atto che la soluzione adottata dalla Cassazione, come espressamente affermato dalla stessa pronuncia, deriva da una 'operazione di natura sostanzialmente ricognitiva', il Tribunale, in attesa del consolidarsi della giurisprudenza di legittimità sul punto, reputa adeguato a perseguire lo scopo indicato, liquidare il danno accertato sulla base delle tabelle elaborate dal Tribunale di Roma,adottate, peraltro, anche da altri tribunali italiani, trattandosi di parametri desunti dalla media delle pronunce emesse dai giudici del Tribunale con maggior carico di affari e che tratta circa il 20% del contenzioso in materia di responsabilità civile.

Il danno biologico non comprende automaticamente anche quello morale

pubblicato 17 apr 2012, 02:14 da Emilio Curci

Cassazione civile , sez. lavoro, sentenza 02.04.2012 n° 5230

Il danno morale non può essere ritenuto, in via automatica, come una quota del danno biologico. Infatti il danno non patrimoniale derivante dalla lesioni dell'integrità fisica del lavoratore, identificato nella sommatoria di danno biologico (all'integrità fisica) e danno morale (consistente nella sofferenza per l'ingiuria fisica subita), non richiede, ai fini della risarcibilità, la sussistenza dei presupposti di cui all'art. 185 c.p., essendo riferibile ai diritti fondamentali della persona costituzionalmente garantiti.
Dunque tali danni sono risarcibili, ai sensi dell'art. 2059 c.c., sotto voci distinte, con adeguata personalizzazione del danno biologico e morale derivante dalla riduzione della capacità lavorativa conseguente ad un infortunio sul lavoro, avendosi duplicazione di risarcimento solo quando il medesimo pregiudizio sia stato liquidato due volte, sebbene con l'uso di nomi diversi

No al danno biologico e al danno morale come voci autonome

pubblicato 11 nov 2011, 09:06 da Emilio Curci

Cassazione Civile - sentenza 15373/11 del 13/07/2011

Il danno non patrimoniale da lesione della salute costituisce una categoria ampia ed omnicomprensiva, nella cui liquidazione il giudice deve tenere conto di tutti i pregiudizi concretamente patiti dalla vittima, ma senza duplicare il risarcimento attraverso l'attribuzione di nomi diversi a pregiudizi identici. Ne consegue che è inammissibile, perchè costituisce una duplicazione risarcitoria, la congiunta attribuzione alla vittima di lesioni personali, ove derivanti da reato, del risarcimento sia per il danno biologico , sia per il danno morale, inteso quale sofferenza soggettiva, il quale costituisce necessariamente una componente del primo (posto che qualsiasi lesione della salute implica necessariamente una sofferenza fisica o psichica), come pure la liquidazione del danno biologico separatamente da quello c.d. estetico, da quello alla vita di relazione e da quello cosiddetto esistenziale

Danno parentale, danno biologico, danno tanatologico, precisazioni

pubblicato 20 mag 2011, 01:48 da Emilio Curci

Cassazione civile , sez. III, sentenza 09.05.2011 n° 10107

In caso di morte di un congiunto, la stessa nozione di risarcimento per equivalente - e cioè di un intervento a carico del danneggiante che serva a rimettere il patrimonio del soggetto leso nella situazione in cui si sarebbe trovato se non fosse intervenuto l'atto illecito - ha senso solo con riferimento alle conseguenze di carattere patrimoniale del fatto pregiudizievole, predominante essendo invece la funzione consolatoria dell'erogazione pecuniaria (non a caso tradizionalmente definita denaro del pianto), inattuabile, per forza di cose, nei confronti del defunto.

Danno non patrimoniale, prova, presunzioni, lesione, rapporto parentale

pubblicato 20 apr 2011, 02:23 da Emilio Curci

Cassazione civile , sez. III, sentenza 06.04.2011 n° 7844

Ne consegue che in presenza dell'allegazione del fatto-base delle gravi lesioni subite dal figlio convivente all'esito di sinistro stradale, il giudice deve ritenere in particolare provata la sofferenza inferiore (o patema d'animo) e lo sconvolgimento dell'esistenza che (anche) per la madre ne derivano, dovendo nella liquidazione del relativo ristoro tenere conto di entrambi i suddetti profili, ivi ricompresa la degenerazione della sofferenza inferiore nella scelta di abbandonare il lavoro al fine di dedicarsi esclusivamente alla cura del figlio, bisognevole di assistenza in ragione della gravità delle riportate lesioni psicofisiche.

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