Assistenza alla richiesta di concessione permesso di soggiorno per esigenze di protezione minori (art. 31 Dlgs. 296/98)

L’art. 31 c. 3 del Dlgs. 286/98 (Testo Unico Immigrazione) prevede che il genitore o il familiare di un minore presente in Italia possa essere autorizzato dal Tribunale per i Minorenni all’ingresso o al soggiorno in deroga alle altre disposizioni in materia di immigrazione per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore. 

In particolare il comma 3 dell'art. 31 che disciplina tale casistica recita come segue: 

Il Tribunale per i minorenni, per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico e,  tenuto conto dell'eta' e delle condizioni di salute del minore che si trova nel territorio italiano, puo' autorizzare l'ingresso o la permanenza del familiare, per un periodo di tempo determinato, anche in deroga alle altre disposizioni della presente legge. 
L'autorizzazione e' revocata quando vengono a cessare i gravi motivi che ne giustificavano il rilascio o per attivita' del familiare incompatibili con le esigenze del minore o con la permanenza in Italia. I provvedimenti sono comunicati alla rappresentanza diplomatica o consolare e al questore per gli adempimenti di rispettiva competenza.

Come è evidente si tratta, dunque, di una misura eccezionale che non viene automaticamente applicata, ma la decisione è naturalmente rimessa alla valutazione dei giudici del Tribunale per i minorenni. 

In tal caso il permesso di soggiorno e la conseguente autorizzazione a permanere sul territorio italiano non viene concesso al familiare maggiorenne come titolo autonomamente utilizzabile, ma sempre connesso alla sola necessità di tutelare lo sviluppo psicofisico del minorenne. 

Sul punto la Corte di Cassazione  con sentenza n.22216 del 16 ottobre 2006 ha distinto tra autorizzazione all’ingresso e autorizzazione al soggiorno affermando che nel primo caso “la presenza dei gravi motivi deve essere puntualmente dedotta dal ricorrente e 
accertata dal tribunale per i minorenni come emergenza attuale”, mentre nel caso in cui viene richiesta l’autorizzazione alla permanenza del familiare che diversamente dovrebbe essere espulso “la situazione eccezionale nella quale vanno ravvisati i gravi motivi può essere attuale, ma può anche essere dedotta quale conseguenza dell’allontanamento improvviso del familiare sin allora presente e cioè di una situazione futura ed eventuale rimessa dall’accertamento del giudice minorile”.

In caso di esito positivo al familiare autorizzato viene rilasciato un permesso di soggiorno per integrazione minore che gli consente, per tutto il periodo in cui dura il permesso stesso, di svolgere attività lavorativa.

Il minorenne viene iscritto sul permesso dell’adulto se ha meno di 14 anni, ovvero, se ha già compiuto tale età, ottiene un titolo autonomo. 

Il permesso viene rilasciato all’adulto per la durata stabilita dal Tribunale per i minorenni e non può essere rinnovato senza un nuovo provvedimento del medesimo Tribunale che proroghi l’autorizzazione.
 
Stante l'eccezionalità di tale provvedimento l'autorizzazione non può essere convertita in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, m può essere convertito, in permesso per motivi familiari a’ sensi dell’art. 30 c. 1 lett c) del D.lgs.286/98.

La domanda va rivolta al Tribunale per i minorenni con apposito ricorso, a seguito del quale viene avviata una vera e propria istruttoria al fine di valutare la fondatezza della richiesta e che naturalmente prevede diversi incontri dei soggetti richiedenti con i magistrati del Tribunale per i minorenni.

I nostri avvocati sono disponibili a fornire assistenza in tal senso nonchè, ove necessario a fornire tutte le informazioni necessarie.